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Comune di Loreggia

Loreggia

Via Roma 6 - 35010 - Loreggia (PD)
Veneto

tel: 049 9304100 fax: 049 9304101

e-mail: info@comune.loreggia.pd.it
pec: comune.loreggia.pd@pecveneto.it
web: www.comune.loreggia.pd.it

Storia

Loreggia, posta ad una altitudine di m.26 sul livello medio del mare,appartiene alla provincia di Padova ed ecclesiasticamente alla diocesi di Treviso.Confina con la provincia di Treviso, si estende su una superficie di kmq.19.03, ha circa 5751 abitanti residenti nel capoluogo.
Il fenomeno delle risorgive, che si evidenzia nella zona affiorano i fiumi Tergola, Vandura, Muson Vecchio, Dese, Zero e Sile, riguarda anche il comune di Loreggia, specialmente le zone di Loreggiola e Boscalto, dove da numerose polle e fontanazzi nascono vari corsi d'acqua, tra i quali, tralasciando i minori, l'Acqua longa, il Fossetta, l'Issavara, il Rio Storto, Il Piovevo, il Pioveghetto e, i più importanti fra questi, il Rustega, il Muson dei Sassi, il Marzenego e il Marzeneghello che ha origine a Boscalto Est.

IL DOMINIO DI VENEZIA

A Loreggia,prima dell'arrivo di Venezia, il responsabile della vita civile era il "marigo"o "degan",(decano) eletto dal consiglio degli anziani che si riuniva probabilmente in chiesa, dopo le funzioni della domenica, per occuparsi dei problemi della comunità, riscuotere i tributi e all'occorrenza fornire al "signore" un certo numero di soldati. Il dominio di Venezia portò in tutta la terraferma veneta anni di pace e di relativo benessere, interrotti solo dalla lunga e sanguinosa guerra che la serenissima dovette sostenere contro i collegati della Lega di Cambrai.

DOPO L'UNITA' D'ITALIA

L'annessione del Veneto all'Italia non aveva portato quei risultati economici che i patrioti avevano auspicato, anzi la situazione si era aggravata per le nuove tasse imposte da Roma, come quella sul macinato, sul sale, sul bestiame, sulla ricchezza mobile, sui fittavoli e così via. La situazione interna si era fatta pesante anche per una congiuntura mondiale che vedeva la riduzione del prezzo del grano, del riso, del bestiame, così che la vita nelle campagne era diventata sempre più difficile, anche per la speculazione dei latifondisti e degli usurai. A Loreggia, oltre a ciò, si dovettero affrontare altri grossi problemi, come le condizioni ambientali, le case malsane, l'analfabetismo, la situazione sanitaria e le condizioni socio-economiche, che diedero origine, come tutto il Veneto, al triste fenomeno dell'emigrazione. Questa si manifestò nella sua fase più acuta tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, costringendo migliaia di persone ad abbandonare tutto, cose ed affetti, e affrontare l'ignoto in terre lontane.

PERSONAGGI ILLUSTRI

Leone Wollemborg nacque nel 1859 a Padova in una famiglia proveniente a Francoforte sul Meno. Laureatosi in Giurisprudenza all'Università di Padova, con una tesi sull'autonomia dei Comuni, successivamente continuò gli studi teorici e scientifici in campo economico.
Tali studi e il contatto con personaggi importanti del settore, lo diressero alla realizzazione di un grandioso progetto: l'apertura della prima Cassa Rurale d'Italia nel 1883 a Loreggia.
Da questo momento la sua esistenza fu un susseguisi di discorsi e pubblicazioni tese a propagandare e diffondere la sua idea, impegno che lo portò a viaggiare in tutta Europa.
In lui maturò la necessità di occuparsi di politica, fu eletto alla Camera dei Deputati e divenne Ministro delle finanze nel 1901 e Senatore nel 1914.
Durante l'attività politica si prodigò in favore delle classi più povere cercando di trasferire il peso fiscale alle classi più agiate.
Trascorse lunghi periodi nella sua villa a Loreggia, periodi durante i quali potè constatare la povertà dei contadini, e si adoperò per loro con generosità tanto da ricordarli nel suo testamento.
Morì il 19 agosto 1932, fu sepolto nella cappella funeraria al centro del parco della villa di Loreggia.
Oltre al Leone Wollemborg, altri sono gli uomini che diedero lustro a Loreggia. Antonio Baratella, cantore del bellissimo e antico Muson Vecchio, nacque a Loreggia nel 1385 e morì nel 1448, dove è sepolto nel duomo. Autore di opere poetiche in versi latini , si laureò a Padova in grammatica e retorica, insegnò in vari luoghi, in Istria e a Venezia, ritornando spesso a Loreggia per riprendere coraggio e per curare le sue proprietà.
Girolamo Polcastro appartenne ad una famiglia che diede diversi uomini di cultura e di scienza, che fin dal sec. XV aveva a Loreggia beni ed una splendida villa. Nato a Padova nel 1770, ivi morì nel 1839. Professore dello Studio padovano, cavaliere dell'Ordine della Corona di ferro, nel 1811 ricevette da Napoleone il titolo di Conte del Regno d'Italia, di cui fu anche Senatore. Giampaolo Tolomei, il cui padre Bartolomeo era fattore del N.H. Girolamo Morosini, nacque a Loreggia nel 1814 e morì a Padova nel 1893 dopo una vita di studi e riconoscimenti pubblici, come membro della Regia Accademica delle Scienze e Senatore del Regno d'Italia nel 1890. Antonio Tolomei, nato a Loreggia nel 1839,morì a Padova nel 1888. Fu deputato dal 1874 al 1876 e dal 1881 al 1885 consigliere e sindaco di Padova.
"Una mano che dona una rosa ne serba sempre il profumo". Queste poche parole incise sulla lapide di Narciso Ganzina, ad eternare il ricordo, delineano splendidamente i tratti salienti di questo uomo nato a Loreggia nel 1898 e morto a Roma nel 1984. Il padre Giobatta fu segretario comunale di Loreggia dal 1896 al 1925. Consapevole della responsabilità che gli derivava da tale carica rivolse ogni sua energia ad alleviare le sofferenze della popolazione che, specie nel periodo della primo dopoguerra, viveva in condizioni di estrema indigenza.
Il figlio Narciso, terminata la guerra conseguì a Padova due lauree: chimica e farmacia. Si trasferì prima a Padova dove condusse un laboratorio di medicinali poi a Roma dove nel 1942 rilevò un'industria chimico farmaceutica. Restò comunque vivo l'attaccamento alla sua terra d'origine. Numerosissime le sue iniziative a favore della scuola, che egli vedeva come il puntello su cui fondare la crescita del paese: sostenne il patronato scolastico con generose elargizioni, istituì il premio "Bontà e profitto", favorì i lavori di sistemazione delle elementari di Loreggiola e sempre nella frazione patrocinò la costruzione dell'asilo.
La sua generosità nei confronti di Loreggia fu a trecentosessanta gradi: dall'arte alla musica, dall'aiuto ai più bisognosi all'organizzazione delle manifestazioni, egli fu sempre in grado di accogliere gli stimoli di miglioramento del paese e ad appoggiarli prontamente.
Contribuì quindi all'edificazione della "Casa del Giovane", promosse la nascita della "Banda Aurelia" che da allora ha continuato a dare lustro al paese, in mille occasioni; rese possibile il restauro del campanile e l'acquisto del nuovo orologio. Donò opere d'arte di grande prestigio alla chiesa di Loreggia, propose e finanziò la realizzazione del cimitero a Loreggiola, sostenne l'annuale pesca di beneficenza di San Rocco, fece restaurare la chiesetta di Sant'Antonio Abate del Carpane. Narciso Ganzina ottenne in vita numerosi riconoscimenti: fu insignito della medaglia d'oro dal Ministro della P.I., gli venne assegnata l'onorificenza di Commendatore, ricevette la cittadinanza onoraria di Loreggia. Ma al di là di queste onorificenze, per un animo schivo quale il suo, dovette essere più gratificante l'affetto e la riconoscenza negli anni della gente semplice di Loreggia. Nell'ottobre 2002, per iniziativa dell'Amministrazione Comunale gli è stata intitolata la piazzetta nel centro storico del capoluogo ed è stata conferita la Cittadinanza Onoraria alla moglie Sig.ra Leonella Marano Ved.Ganzina che continua a tenere stretto l'indissolubile legame con il nostro paese.

CHIESE E CAPITELLI

La chiesa parrocchiale di Loreggia già nel 1625 sostituiva quella esistente e consacrata nel 1437 dal vescovo di Treviso, che nel suo interno aveva nel mezzo della navata delle transenne per la divisione dei sessi. Nel 1727 la chiesa venne ampliata e subì importanti interventi strutturali: si spostò probabilmente l'entrata da ovest verso est e si costruì l'absidedove. Nel 1755 si eresse l'altare maggiore con due belle statue e un bel paliotto in marmo policromo. Nel 1752 si costruì il pavimento in marmo a lastroni bianchi e rossi e nel 1777, dopo quasi un secolo di continui lavori, il vescovo di Treviso, Paolo Francesco Giustiniani, la consacrò dedicandola alla Purificazione della Beata Vergine Maria. E' una delle più belle chiese della diocesi di Treviso, nel cui interno possiamo ammirare una bella pala raffigurante "S.Rocco", che fu rimessa sull'altare dedicato all'omonimo Santo dopo essere stata trafugata , e "i bellissimi affreschi del pittore veneziano Sebastiano Santi, che visse a Loreggiola negli ultimi anni della sua vita, dove aveva un consistente patrimonio". Il campanile, del sec.XVI, è in stile tardo romanico, probabilmente costruito su resti di una torre d'età romana che i Camposampiero usavano come vedetta del castello; la cuspide e la cella campanaria sono del 1736. Il documento che cita per la prima volta un piccolo ospedale dedicato a S,Rocco, realizzato dalla parrocchia per i suoi parrocchiani, unico nella zona di Camposampiero e nei villaggi padovani non capi distretti, come scrive A. Gloria, è quello redatto dal Rettore di Padova, Leonardo Contarini, in data 11 giugno 1463. Dotato di beni e con una amministrazione affidata al parroco, separata però da quella della parrocchia, aveva 8 letti che in origine servivano per l'assistenza ai lebbrosi e ai pellegrini, poi per i parrocchiani infermi o forestieri bisognosi. Alla fine dell'ottocento i locali furono affidati al comune di Loreggia, che poi li acquisì per permuta dalla Congregazione di Carità di Loreggia, a cui appartenevano, con tutti i suoi beni, ora ridotti ai soli fabbricati.
L'antica chiesa di Loreggiola era in origine un oratorio dei Gradenigo del 1490, come ricorda anche A. Gloria, dedicato a S.Maria Assunta. Come chiesa fu consacrata nel 1574 dal vescovo di Sardica e nel 1596 Giuliano Gradenigo, con il suo testamento, assegnò trenta campi al mansionario della cappella, il cui beneficio era tenuto dai frati francescani del monastero di San Giovanni Evangelista di Camposampiero. Fu ampliata tra il 1900 ed il 1906, al tempo in cui divenne una Curazia indipendente da Loreggia e nel 1911 fu elevata a parrocchia. L'attuale chiesa parrocchiale di Loreggiola, dedicata a S. Maria Immacolata, venne costruita fra il 1925 ed il 1930 sul posto della preesistente, e si ritiene anche con il medesimo orientamento della precedente, di cui si conservano due antiche pale d'altare.
La chiesetta di Carpane è ricordata nel testamento del 1183 di Speronella Delesmanini; nel 1330 è un priorato e nel sec.XV, con bolla del 1501 del Papa Alessandro VI, e riedificata e dotata di beni dai Roverbella. Nel Medioevo, accanto alla chiesetta dedicata a S. Antonio di Vienne e decorata di affreschi del sec.XVI, nasceva un ricovero per pellegrini tenuto da pochi frati; nel 1785, divenuta chiesa campestre, ebbe una discreta importanza locale.
La chiesetta di Ronchi edificata verso la metà del XIX secolo, nel 1855 è diventata un "oratorio pubblico dedicato a S. Luigi". Sui confini, che per i romani erano sacri, c'erano delle edicole con statue del dio Termine, rimpiazzate in epoca cristiana dai capitelli, nel veneto chiamati "capitèi", cioè tabernacoli di strada, edicole sacre, tempietti, nicchie, ancorette e "alberi sacri" con immagini che si possono anche definire le cattedrali della spiritualità popolare.

LE VILLE

Nei quasi quattro secoli di dominio veneziano, anche nel territorio di Loreggia i nobili e i ricchi mercanti veneziani acquistarono vasti possedimenti e costruirono sontuose dimore. Attorno ad esse sorsero grandi aziende agricole, dove si coltivarono pure le nuove sementi provenienti dall'America, tra cui il mais, che permisero, fra l'altro, la rotazione agraria delle colture e la trasformazione dell'agricoltura, prima basata sull'autoconsumo, in economia di mercato, con una diversa struttura aziendale e organizzazione di lavoro, modificata con l'impegno di grosse famiglie contadine. Molte di queste ville non esistono più, come la Villa Morosini, Tolomei, la più conosciuta ed importante tra quelle scomparse, la Villa Bernardo, Orio, Corner, Michel, di cui si ha notizia dell'estimo del 1615, e la Villa Baldù, ricordata dall'omonimo quartiere.
Tra quelle ancora esistenti vi è quella nota col nome di Villa Rana , posta sull'antica via Aurelia, l'odierna "Strada del Santo". Vari furono proprietari di questa cinquecentesca Villa: Da Mosto, Franceschi, Lodena, Carminati, Andrighetti, Molin, Rana, Mercante, Zanetti che si sono alternati lungo il corso dei secoli, finchè il 12 aprile 1927 il sindaco di allora, Attilio Angeli, l'acquistò per farne la sede del Comune. Nel 1827 la villa, a causa di un incendio doloso che distrusse l'ufficio protocollo al piano terra, minacciando di estendersi all'intero palazzo e annerendo le pareti fino al piano nobile, dovette subire un radicale restauro e una ripulitura generale, attuati dal prof. Antonio Lazzarin di Padova, che misero in luce anche molti particolari inerenti la storia della costruzione. La facciata est, che guarda la "strada del santo"presenta il timpano con le iniziali di Luigi Rana e due Logge centrali sovrapposte, il cui soffitto e le pareti sono decorate a stucco, che si aprono su tre archi a tutto sesto che poggiano su due colonne tonde centrali e su due paraste rettangolari all'imposta; sopra l'architrave e sotto il davanzale delle finestre che vi si aprono al loro fianco, sono scolpite due conchiglie che ingentiliscono l'opere architettonica; finestre rettangolari più piccole corrono sui quattro lati del sottotetto; decorazioni monocrome abbelliscono le pareti secondarie esterne. Sulle pareti del salone d'ingresso, a forma di "T", vi sono finti quadri, con cornici a stucco, di 12 personaggi in costumi di varie fogge e nel vano est sono dipinte due finte statue monocromi di Galileo Galilei e di Dante Alighieri, opera eseguita nel 1864 da Francesco Armano, un pittore decoratore che operava soprattutto fra Venezia e Padova in ville Signorili. Con il significativo intervento attuato al palazzo comunale, tra la fine del 1995 al principio del 1998, si provvide ad aggiungere l'ala nuova della sede comunale, progettata dall'Arch. Giuseppe Cappochin di Padova. Essa si affianca allo storico palazzo Rana, del quale riprende lo stile con una interpretazione moderna nella massa volumetrica, nel timpano semicircolare, nell'atrio centrale e nello scalone che porta al primo piano, dove sono stati attuati degli spazi interni per le moderne esigenze operative e usato marmi e vetri colorati, che hanno dato all'interno una diffusa luminosità naturale attraverso finestre sagomate che girano attorno alla centenaria sophora japonica, che è stata rispettata i cui rami contorti si riflettono assieme alla bella facciata della restaurata cinquecentesca Villa Rana.
La Villa Polcastro Wollemborg Gomiero fu costruita all'inizio del Cinquecento come villeggiatura dai Polcastro dove dal 1840 al 1869, data della sua morte, Caterina Querini Stampalia l'ultima rappresentante di un ceto nobiliare colto e generoso, tenne "corte" splendida. Qui Giuseppe Jappelli ideò e costruì uno splendido giardino romantico, "con i giochi d'acqua, macchie di vegetazione alberi ed arbusti esotici, laghetti, cascate, magnolie, siepi d'alto fusto, prati estesi e panorami che s'aprono dopo un sentiero ombroso …". Nel 1870 la villa fu acquistata dai Wollemborg e qui abitò Leone Wollemborg, fondatore della prima casa rurale d'Italia. La Villa, ceduta nel 1973 all'attuale proprietario, venne restaurata e "oggi l'antico palazzo risplende ancora sullo sfondo del suo parco centenario".
La Villa Giustinian, Venier, Ascoli, Angeli – Bonsembiante, che ha avuto vari passaggi di proprietà, si trova in località Borgofuro. Si ha la sua prima notizia nelle Redicime del 1661 e la sua tipologia non deve essere cambiata; l'antistante parco fu costruito nei primi anni dell'Ottocento e Andrea Gloria, verso il 1862, ricorda la pittura esterna a losanghe che ancora oggi decora la facciata, ma non ricorda invece, perché già demolito per far spazio al giardino, l'oratorio di famiglia dedicato a S. Francesco, che serviva anche agli abitanti della contrada. Notevole è il viale d'ingresso, che si affaccia su un romantico laghetto antistante la villa.
La Villa Soranzo, Soffia, la cui facciata principale si sviluppa da est ad ovest e non da nord verso sud, come di consuetudine. E' stata probabilmente costruita da Giacomo Soranzo, come si deduce dalla sua denuncia del 1615, e dal Catasto napoleonico veniamo a sapere che è la più estesa di Loreggia.
Degne di una menzione sono anche la Villa Arrigoni, Vinello, Marcon, in Via Malfattini, che edificata verso la fine del Settecento si presenta come una semplice costruzione signorile con un androne centrale, ripetuto al primo piano, con le stanze ai lati; la sobria facciata è sormontata da un leggero timpano sulla parte sommatale; la Villa De Portis, una bella dimora signorile che assomiglia nella ripartizione degli spazi al piano terra ed al primo piano di Villa Rana (municipio).  La Villa De Checchi, in via Tolomei, che ha una bella trifora centrale, a cui corrisponde un'altra al lato nord, è impreziosita da un timpano e da alcune lesene; La casa Dalla Costa-Zanchin, costruita verso la fine del sec.XIX, che presenta nel suo interno la tipica impostazione delle dimore signorili, con grandi spazi attorno ad un ampio vano d'accesso; la casa Chinellato, che è caratterizzata da un insieme di particolari decorativi, come la cornice del tetto, i poggioli in ferro battuto, le finestre, i portali e l'impostazione delle facciate.