Portale Nordest
 mobile

Comune di Canaro

Canaro

Piazza XX Settembre, 137 - 45034 - Canaro (RO)
Veneto

tel: 0425 940016 fax: 0425 440000

e-mail: segreteria@comune.canaro.ro.it
pec: canaro.ro@cert.ip-veneto.net
web: www.comune.canaro.ro.it

Storia

Il primo documento dove è citato il toponimo è una concessione di livello del 1° Dicembre dell'anno 969, due secoli prima che la rotta di Ficarolo deviasse il corso del Po, creando l'attuale Po di Venezia che traccia la linea naturale di confine tra il Veneto e l'Emilia, sulla quale si trova il paese. Il grande fiume, infatti, lambisce in tutta la sua lunghezza il territorio comunale, la cui storia è segnata dalle guerre tra Estensi e Veneziani per il controllo di una zona di frontiera, la Transpadana, che da Ferrara si estendeva fino al corso del Poazzo, il canale che attraversa il paese. Una linea di confine sulla quale si fronteggiavano le proprietà delle famiglie più illustri dell'aristocrazia estense e veneziana: da una parte i Massari, i Trotti, i Mosti; dall'altra i Grimani, i Vendramin, i Valier, per citarne solo alcune.
A parte i piccoli luoghi di culto, di cui si trova ancora traccia e di cui ci parla la storiografia locale, le chiese vere e proprie, collegate all'esistenza di una parrocchia, sono quelle di Santa Sofia a Canaro e quella di Santa Margherita nella frazione di Garofolo. Della seconda si sa che fu edificata alla fine del 1500, in sostituzione della precedente costruita nel 1289 e distrutta da una rotta del Po; della prima non si conosce invece la data di costruzione. Di certo una chiesa dedicata a Santa Sofia esisteva fin dall'inizio del millennio, probabilmente ampliata o ricostruita nel corso del 1400 e quindi assestata con consistenti modifiche nel 1700. Al suo interno vi sono pregevoli opere d'arte. Il bassorilievo in marmo (sec.XVIII) raffigurante l'Ultima Cena sull'altar maggiore, attribuito alla scuola del Canova, era destinato ad una chiesa veneziana, ma l'insorgenza di una venatura scura sulla superficie bianca lo ha fatto dirottare a Santa Sofia. Di notevole rilievo artistico sono anche la statua della Madonna del Rosario, riconducibile allo stile e all'opera del carrarese Pietro Baratta, e le tavolette della "via crucis" eseguite dal bolognese Braccioli nel 1740.
della prima non si conosce invece la data di costruzione. Di certo una chiesa dedicata a Santa Sofia esisteva fin dall'inizio del millennio, probabilmente ampliata o ricostruita nel corso del 1400 e quindi assestata con consistenti modifiche nel 1700.
Nella piazza XX Settembre, di fronte al palazzo dell'ex casa del fascio (1925), si erge il monumento ai caduti, con la statua bronzea della Pietà, opera dello scultore fiessese Gino Colognesi, inaugurata nel 1924.
A Paviole, sotto l'argine del Po, si può ammirare la villa Martelli-Piccioli, costruita nella prima metà dell'ottocento. Della famiglia Martelli meritano di essere ricordati Napoleone, medico di Canaro nella prima metà dell'800, Romualdo e Armando, entrambi ingegneri, promotori e protagonisti della bonifica padana.La storia della famiglia Martelli, le cui origini risalgono alla Firenze del '200, collegano le vicende storiche di Firenze, Ferrara, della Transpadana Ferrarese, del Polesine di Rovigo e di Canaro.
A Saline, sul confine con Fiesso Umberiano, è visibile, nonostante disinvolte sistemazioni, la villa padronale dei Vendramin-Calergi A Garofolo, dove sorgeva un castello estense distrutto durante la guerra del 1484, esiste la casa natale del pittore Benvenuto Tisi.
Benvenuto Tisi (1476 circa-1559), raffigurato nell'immagine accanto, detto "Il Garofolo" per la sua origine, è uno dei massimi esponenti della pittura ferrarese del 1500. Ricordato dal Vasari nelle sue celebri "Vite", il Garofolo produsse numerose opere che sono esposte nei più importanti e prestigiosi musei del mondo. Alcune sono conservate a Ferrara, nella pinacoteca del Palazzo dei Diamanti. Nella stessa casa del pittore nacque e visse Galileo Beghi (1874-1944) medico e deputato socialista nel periodo di Nicola Badaloni e Giacomo Matteotti.
>Nella stessa casa del pittore nacque e visse Galileo Beghi (1874-1944) medico e deputato socialista nel periodo di Nicola Badaloni e Giacomo Matteotti.
La casa natale di Benvenuto Tisi a Garofolo è sicuramente l’edificio più antico del paese questa casa di campagna, a due passi dal Po, nella quale la famiglia Tisi abitava fin dal 1300. Più antica anche della chiesa di Santa Sofia, il cui nucleo originario pare risalga intorno al 1440, ricostruita per volere del vescovo di Ferrara, il beato Giovanni Tavelli da Tossignano, a seguito della sconsolante visita pastorale del 1436, ma ampliata e ristrutturata fino ad assumere la forma attuale nei primi decenni del 1700. La casa dei Tisi, probabilmente con la stessa struttura architettonica attuale, dato che le ripetute sistemazioni di cui si ha notizia non ne hanno mutato la fisionomia, c’era da prima e il nonno del pittore, che si chiamava Benvenuto, era un esperto viticoltore, tanto che alla fine del ‘300 risultava tra i fornitori di vino delle cantine del duca di Ferrara. L’importanza storica non sta, ovviamente, nel fabbricato, che non ha alcun particolare pregio costruttivo od architettonico, ma nel “valore immateriale” della memoria storica che porta con sé per aver dato i natali al “Raffaello estense”, come veniva chiamato Benvenuto Tisi, uno dei principali artisti del cinquecento ferrarese.
La nascita del Garofalo, questo “terrazzano schifiltoso” come lo ha definito Roberto Longhi per le sue origini campagnole, alcuni anni fa è stata retrodatata dal 1481 (anno mai messo in discussione fino ad allora dagli storici, dal Vasari in poi) al 1476 per un documento del 1502 che lo vede in causa per la riscossione di crediti, ma gli studi recenti a corredo della splendida mostra al castello estense del 2008 hanno ritenuto attendibile il 1481 quale anno di nascita di “Benvegnù” in quella casa a Garofolo, dalla quale molto probabilmente la famiglia Tisi emigrò a Ferrara per sfuggire alle scorrerie e alle devastazioni della guerra del 1482-1484 fra Estensi e Veneziani. In questa sede non è tanto la data di nascita che ci interessa, ma il luogo, quell’appezzamento di terra denominato “Brolo e Lovara” dove la campagna si dipana dal Po e dove sorge quella casa di Garofolo che ha visto nascere il nostro artista. Il parere di Napoleone Cittadella, storico e bibliotecario ferrarese dell’ottocento, secondo il quale Benvenuto sarebbe nato a Ferrara perché lo zio paterno aveva una casa in città da diversi anni, differisce da quelli degli altri storici (dal Vasari in poi) e comunque non è finora stato confermato da alcun documento d’archivio,, ma in ogni caso la figura di Benvenuto Tisi, per le origini della famiglia e per quel suo soprannome di “Garofalo” con cui è conosciuto in tutto il mondo dell’arte, rimane indissolubilmente legata a questo borgo dell’ex Transpadana ferrarese. Nel 1843 i Tisi livellarono la casa alla famiglia Beghi, riservandosi di porvi un busto del loro celebre antenato, e nel 1872, in occasione della celebrazione del 3° centenario della morte (rinviato per le vicende della terza guerra d’indipendenza e dell’unità nazionale), il fabbricato venne restaurato ed inaugurato alla presenza di tutte le autorità amministrative e culturali di Ferrara, di quelle di Rovigo e di personalità di Padova e Venezia. Il busto del Garofalo venne collocato nella stanza centrale del fabbricato, mentre sulla facciata esterna il conte Gherardo Prosperi, presidente della Società di Belle Arti di Ferrara, fece apporre una targa commemorativa della manifestazione celebrativa.
Nel 1937 la casa, che nel 1923 era stata dichiarata monumento nazionale e sottoposta al vincolo della Sovrintendenza alle Belle Arti, fu oggetto di un nuovo restauro, finanziato dal Comune di Canaro, dall’Accademia dei Concordi di Rovigo e dall’Amministrazione Provinciale di Rovigo. Un intervento congiunto, di cui rimane il ricordo nella lapide affissa alla parete della stanza dedicata al Tisi, che significava l’importanza attribuita al fabbricato per la memoria che custodiva, così come quello eseguito nel 1954 a cura dell’Ente Provinciale del Turismo di Rovigo (con il contributo del Comune) per rimediare ai danni dell’alluvione.