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Comune di Arta Terme

Arta Terme

Via Umberto I, 1 - 33022 - Arta Terme (UD)
Friuli Venezia Giulia

tel: 0433 92037 fax: 0433 92004

e-mail: segreteria@com-arta-terme.regione.fvg.it
pec: comune.artaterme@certgov.fvg.it
web: www.comune.arta-terme.ud.it

Approfondimenti

Bivacco Lander
Chiesetta di San Ermacora, Arta Terme
Rifugio Casera Passo Cason di Lanza
Rifugio Passo Cason di Lanza

Storia

Il paese di Arta sorge nella Valle del But, il suo nome deriva dalla radice pre-romana “artu” traducibile come “stretto” per il fatto che si trova in mezzo a pareti ripide dei monti della Carnia. E' nell'età del Ferro che compaiono in Carnia le prime popolazioni celtiche, i Gallo-Carni. Oltre alle testimonianze concrete della loro presenza esiste ancora un grande repertorio di leggende e tradizioni che fanno capo alla loro cultura e alle loro usanze. Nel comune di Arta Terme, a Nord di Rivalpo, c'è una località chiamata Cjaseruàlis, sotto i versanti del monte cucco. In questo luogo sono state trovate le fondamenta di quindici costruzioni, ma su quel nucleo abitativo (oggi considerato medievale) non sono state ancora fatte le opportune ricerche. La leggenda dice che quelle fossero le case dei pagàns, termine carnico il cui significato è “forestiero”, ma in questo caso ha un valore diverso, che indica gli abitanti antichi (oggi i pagans sono entità poco definite, a metà tra l'umano e l'animale, tuttora protagonisti degli spauracchi utilizzati per far stare buoni i bambini!). I pagans avevano un idolo, un caprone d'oro massiccio che adoravano con riti e cerimonie. La leggenda dice che questo oggetto prezioso sia ancora sepolto in un punto indefinito di quella zona.
Le indagini storiche hanno evidenziato che “L’acqua Julia”, sgorgante dalla “Fons Putens”, era già conosciuta ed usata per il bagno e bibita dai romani che si spostavano a Iulium Carnicum (l’attuale Zuglio, che nel 490 fu una colonia militare in difesa della via del Norico e sede del più antico vescovado in Friuli) durante i mesi più caldi soprattutto dalla città di Aquileia. L’acqua veniva portata a Julium con condutture di legno, parte delle quali ancora oggi sono visibili.
Come testimoniano illustri storici quali Fabio Quintiliano Ermacora da Tolmezzo vissuto nel XVI secolo, nella sua opera “ De Antiquitatibus Carnae” (libri quator), Jacopo Valvasone di Maniago nella “Descrizione della Gargna”, 1565 circa e più tardi, Palladio degli Olivi in “De Rebus Forojuliensibus” edito nel 1659, la fonte durante il Medioevo venne utilizzata soprattutto dalle prime popolazioni per le proprietà medicamentose.
Gli studi scientifici sulla sorgente e le analisi complete della composizione chimica iniziarono soltanto agli inizi del XIX secolo. Fra tutti gli studiosi Agostino Pagani, protomedico a Udine dell’Imperial Regio Governo di Vienna, realizzo a pieno le definizioni delle proprietà terapeutiche e le potenzialità di queste acque. A quel tempo risale la prima linea di cura di idrologia clinica con precise indicazioni per i vari tipi di malattie, ben presto fiorirono altre ricerche da parte di botanici, chimici, geologi, con lo scopo di comprendere il fenomeno nella sua interezza anche ambientale.
Vennero istituite vere e proprie stagioni di cura che nel 1870 portarono all’inaugurazione ufficiale del primo stabilimento termale a cui fece seguito una prima organizzazione alberghiera. Personaggi illustri soggiornarono ad Arta per  la “cura delle acque” quali: Giosuè Carducci, che ispirato dalla suggestione del luogo, compose il celebre “ Comune Rustico” note in rime. Negli anni 1915-18  a causa del conflitto bellico, la stazione termale subì un lungo periodo di abbandono, poi negli anni Sessanta inizia la ripresa con una diversità di varie costruzioni di alberghi, rinnovando e migliorando l’assistenza delle Terme.
Da questo momento Arta presenta uno sviluppo crescente del turismo che ha assunto la caratteristica di una vera e propria industria della zona, secondo le statistiche, dalle 579 ammissioni alle cure del 1964 si arrivò a oltre 7000. Nel 1976, anno del terremoto, subì danni strutturali che però vengono superate ben presto.
La crescita del prestigio turistico permise ottenere ad Arta nuovi posti di lavoro e una stagionalità di circa duecento giornate ad oltre sessanta addetti al settore termale, a cui vanno aggiunte circa duecento persone che trovano occupazione negli altri reparti dell’industria alberghiera: commercio, artigianato e servizi in genere. La situazione ha stimolato l’intervento di operatori privati che si è concretizzato nell’ammodernamento delle strutture alberghiere ed extra alberghiere che al momento attuale possono garantire oltre tremila posti letto confortevoli.
Il fine è quello di giungere ad una attività non più stagionale, ma annuale, collegata naturalmente all’intendimento di sviluppare l’attività invernale con lo sviluppo sciistico della zona dello Zoncolan. Recentemente è stato realizzato il Kursaal per il tempo libero che permette ad Arta di promuovere ed incentivare iniziative varie nel settore turistico, sportivo e congressuale.
L’azienda di cura, soggiorno e turismo che gestisce le Terme, e la Direzione Regionale del turismo stanno valutando con molta attenzione le varie possibilità di sviluppo di questa località che sta già diventando una delle stazioni termali più importanti della zona. I tipi di cura che si possono ricevere sono: bagni, fanghi, massaggi, inalazioni, humages, ect. Un panorama amplissimo che potrebbe soddisfare le esigenze di una utenza particolarmente vasta.
Arta oltre all’importanza delle sue terme offre la propria produzione di ceramica artistica e di stoffe tessute a mano nel caratteristico stile e nei colori comuni a tutta la valle.
Nella Parrocchiale di S. Stefano datata al 1782 ci sono begli altari marmorei barocchi e un battistero ligneo Secentesco. A 3 km. C’è la frazione di Cabia nella cui parrocchiale si trova la prima tela firmata e datata al 1710 del pittore Nicola Grassi raffigurante S. Gottardo con la Vergine e altri Santi. Cabia inoltre è nota per la produzione di un rinomato liquore, lo “Sliwovitz”, che è un distillato di prugna.
Ad Avosacco il dottore Giovanni Gortani aveva costituito in casa una piccola raccolta numismatica composta di monete celtiche e romane che purtroppo andò dispersa nell’invasione tedesca della guerra del 1915-18. Alcune monete sono conservate al Museo di Udine, a quello Etnico di Tolmezzo, a Zuglio ed alcune ad Aquileia.
A circa 2 Km. Si trova la frazione di Piano d’Arta, le prime notizie di Piano si hanno in documenti del XIII secolo, dove si cita un'antica chiesa nella località degli Alzeri, tuttora esistente nonostante le alluvioni, i terremoti e le intemperie che l'hanno minacciata nei suoi quasi 800 anni di vita. Accanto ad essa c'era un romitorio, distrutto dal potente e terribile alluvione del 1435. Anche in questo si può ipotizzare grazie alle tante leggende che ruotano attorno alla chiesa degli Alzeri. Pare che da questo edificio partisse un tunnel sotterraneo che aveva sbocco in una località sull'attuale strada statale che va da Noiaris a Zuglio; ma secondo altri, il tunnel portava addirittura alla Pieve Matrice di S. Pietro in Carnia e dopo il suo crollo la galleria sarebbe divenuta il sepolcro del tesoro dei Templari, ordine a cui appartenevano i frati del romitorio. Qui c’è una fiorente lavorazione industriale e artigianale del legno.
In località Borgo Chiusini si trova la caratteristica Chiesetta di S. Spirito del XIV secolo, restaurata dopo il terremoto, con un piccolo campanile pensile con cuspide a scandole sullo spigolo sinistro della facciata, portico in legno e affreschi nelle vele della volta del presbiterio.
Nella frazione di Alzeri presso il cimitero c’è la Chiesetta di S. Nicolò risalente al XIII secolo, già dei Cavalieri di Malta del XVI secolo, con al interno vari altari lignei. Nella frazione di Piano nacque Osualdo Gortanutti nel XVII secolo che fu pittore di una certa fama.
Dal 1970 ad Arta , luogo di nascita del drammaturgo Luigi Candoni, si svolge annualmente il Premio “Candoni- Teatro Orazero” per atti unici e radiodrammi, è diviso in due sezioni:  nazionale e regionale in lingua italiana. Sono state poi aggiunte le sezioni per opere in friulano e per studenti.
V. Riadis