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Comune di Enemonzo

Enemonzo

Via Borta 2 - 33020 - Enemonzo (UD)
Friuli Venezia Giulia

tel: 0433 74214 fax: 0433 748072

e-mail: sindaco@com-enemonzo.regione.fvg.it
pec: comune.enemonzo@certgov.fvg.it
web: www.comune.enemonzo.ud.it

Storia

Il nome di Enemonzo è forse di origine germanica, dal nome proprio Aunemumdus, oppure deriva da “intermontes” (tra i monti) . Certamente Enemonzo è uno dei luoghi più antichi della Carnia, come testimoniano i ritrovamenti archeologici di un’ascia di pietra ritrovata sulla collina di San Rocco e un’ascia di bronzo ritrovata nella frazione di Esemon di sotto, ora conservate nel museo di Udine.   Di epoca romana abbiamo il ritrovamento di frammenti di urna presso Quinis, con l’iscrizione “ossa l. flamini rufini an. IIII”. Inoltre presso la località Clap Forat, sul lato destro del Tagliamento è stato ritrovato un pavimento a mosaico.   Enemonzo viene nominato per la prima volta nell’anno Mille con il nome di Enemum. Lo stemma Casa comunale è rappresentato da una torre con una scritta che recita: “oppidum inter montes tutum”: fortezza sicura tra i monti.   Durante l’epoca del Patriarcato di Aquileia, Enemonzo ebbe il suo periodo più florido, in quanto il Patriarca rinunciò a riscuotere le tasse in cambio della manutenzione viaria e la difesa dei confini. Nel 1420 avvenne il passaggio alla Repubblica di Venezia, che affidò al paese la custodia dei boschi destinati all’arsenale. Assieme ai comuni limitrofi, doveva assicurare una contribuzione di 300 ducati.   Nel Seicento ci furono varie investiture ad abitanti della zona. Nel 1639 la Serenissima investì il comune di Enemonzo del Monte Pieltinis.   Nel 1805 divenne cantone di Ampezzo ed entrò a far parte poi del regno Lombardo-Veneto. Con il passaggio all’Italia si migliorò la viabilità, migliorando i ponti sul Degano, Lumiei e sul Torrente Teria, e anche la stradina che attraversando il paese conduceva al Passo della Mauria.   L’elettricità giunse nel 1900, con l’istallazione della prima centralina elettrica. Sempre a quegli anni, risale la fondazione della latteria sociale e la realizzazione dell’acquedotto. L’attività principale oltre l’agricoltura, era la fabbrica di laterizi, che tuttavia non riusciva ad assicurare sufficiente lavoro, obbligando numerose persone ad emigrare.   La vicinanza del fronte durante la prima guerra mondiale coinvolse Enemonzo direttamente, fino all’esodo causato dalla rotta di Caporetto, che spinse la popolazione a rifugiarsi sui monti Rest e Mauria. Furono fatti saltare i ponti di Preone e sul Lumiei, ma ugualmente avanguardie magiare, croate e bosniache presero gli abitati di Fresis, Quinis e infine Enemonzo, saccheggiandoli pesantemente.   Durante l’occupazione tedesca, nella Seconda Guerra Mondiale, ci fu in queste zone un’intensa attività partigiana. Questo comportò numerose rappresaglie tedesche. fino all’arrivo dei cosacchi, che si stabilirono in gran parte della Carnia.   Nel maggio del 1945 i cosacchi abbandonarono Enemonzo, che usciva stremato in termini economici e di vite umane dalla guerra.