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Comune di Marcon

Marcon

Piazza Municipio 20 - 30020 - Marcon (VE)
Veneto

tel: 041 5997111 fax: 041 4567143

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Storia

Nel secolo scorso la gestione del territorio e la burocrazia municipale, prima napoleonico e poi austriaca, non richiedevano per i piccoli comuni come Marcon, grandi apparati gestionali né spese per la conservazione degli atti.
Tre deputati come amministratori pubblici, eletti dai pochi possidenti del luogo, un segretario (agente comunale) e un cursore erano sufficienti per tale gestione.
Considerato poi che registrare I'anagrafe civile era compito del parroco, per conservare le poche carte pubbliche erano sufficienti uno scaffale e un tavolo in un locale limitato.
Così a Marcon, fino alla Grande Guerra, anche dopo quindi l'annessione al Regno d’Italia, il municipio era ospitato nella casa del Segretario Comunale, situata in via Alta a qualche centinaio di metri dal Colmello. Nei primi anni venti venne riadattata a sede municipale una vecchia palazzina che era servita come alloggio per i militari durante la guerra e si trovava di fronte alla casa del primo funzionario del Comune. Anche se il Rettorato Provinciale di Venezia, nel 1934, si era espresso a favore della deliberazione del Podestà di Marcon per il trasferimento della sede Municipale a Gaggio, tale trasferimento non avvenne mai, e questo edificio rimase sede dell'autorità comunale fino alla notte tra il 10 e I'11 novembre 1944 quando, nel corso di un'azione partigiana venne incendiato. II materiale da costruzione rimasto venne venduto nel corso di un'asta pubblica nel 1945 e la sede municipale venne temporaneamente ospitata nella casa del segretario comunale (attuale piazza Municipio - sede associazioni).
Il 20 febbraio 1947 il Consiglio Comunale affronta I'argomento della localizzazione del nuovo edificio che verrà ricostruito a carico dello Stato. Due sono le proposte; in base alla prima "la nuovo sede deve trovare ubicazione tra le scuole di Marcon e l’attuale sede provvisoria del Comune, essendo il fondo di proprietà comunale, vicino all'abitazione del medico, alla casa della levatrice, alla pesa pubblica, alle scuole comunali ed al confine delle due frazioni Marcon e Gaggio. Altri consiglieri invece intenderebbero che la sede municipale trovasse ubicazione nel centro di Gaggio perché centro geografico territoriale del Comune e vicino alla ferrovia".
Si delibera a maggioranza che il nuovo edificio verrà costruito sul terreno di proprietà comunale; la località in cui dovrà sorgere conta nel 1951 solo 111 abitanti: la sua popolazione è quindi inferiore a quella di tutti gli altri centri, ma l’equidistanza dell'area prescelta da Marcon Centro, cui è collegata direttamente da via Chiesa, e da Gaggio, che si raggiunge proseguendo lungo via Alta, è probabilmente l’elemento determinante. Sulla derisione sembra pesare infatti la volontà di comporre e appianare i contrasti tra le frazioni, allora molto forti, per poter affrontare insieme i problemi della ricostruzione. All'insegna della conciliazione, in questo caso tra scelte politiche diverse, è anche la decisione che viene presa nel 1954 dal Consiglio Comunale che, all'unanimità, stabilisce di collocare nel nuovo municipio una lapide marmorea per ricordare alle future generazioni "gli umili Eroi del Comune di Marcon che caddero nella II guerra mondiale e nella guerra di liberazione".
II paese, prima della costruzione del municipio, era costituito da poche case che costeggiavano via Alta e via Chiesa, e nelle rilevazioni topografiche non risultava nemmeno indicato come località: ci si limitava di segnalare la presenza della scuola e di un'osteria. Già alla fine degli anni '50 però la suo popolazione è più che triplicata e il centro supera per numero di abitanti il capoluogo. Si è pensato anche di dotarlo di una piazza: nel 1954 è stato infatti acquistato l’appezzamento di terreno antistante il municipio.
I lavori per la suo sistemazione e per l’allargamento di via Chiesa, iniziati nel gennaio del 1956, erano diventati "urgenti e indispensabili per la recente costruzione di cose di abitazione fra le quali quattro con otto appartamenti dell'istituto Autonomo delle Cose Popolari di Venezia e per la costruzione di una nuova pesa pubblica".
Si riteneva inoltre che l’apertura di un cantiere "solleverebbe notevolmente in parte lo stato di disoccupazione di lavoratori del Comune", molto forte in quegli anni, segnati dall'emigrazione.
Chi abbandonava la terra non aveva altra alternativa, infatti "le uniche attività da non considerarsi artigianali" erano la fornace Carlesso, che occupava 56 persone e, a partire dal 1959, la società Wabor che aveva in tutto 16 dipendenti e quindi più dello metà della popolazione ne trovava il proprio reddito da attività commerciali e industriali esterne oppure da rimesse di emigranti o di lavoratori in altre regioni".
Tra il 1960 e il 1970, con l’avvio del processo di industrializzazione, "problemi come quello del lento spopolamento e della disoccupazione si esauriscono" e si verificano profonde trasformazioni in tutto il territorio e nella vita dei suoi abitanti.
Molte cose cambiano anche o Marcon Municipio: via Provinciale, dopo la costruzione del tratto dell'autostrada Venezia-Trieste, ha un nuovo percorso, più a nord del precedente, ed un cavalcavia collega il paese con la zona industriale che da poco è sorto a sud di Gaggio; al fabbisogno d’acqua del comune provvede la rete idrica dell'acquedotto (1964) e non più l’insieme di fontane pubbliche, private e consorziali a cui in precedenza era affidato questo compito; si realizza la ristrutturazione e la sopraelevazione della sede municipale (1964/67), per renderlo maggiormente rispondente alle esigenze di una realtà in costante e rapido sviluppo...
II centro abitato che ha ora una superficie territoriale di circa 18 ha, è segnato da una rete di nuove strade che si immettono in via Chiesa e in via Alta, lungo le quali sono già sorte numerose abitazioni. In meno di un decennio la sua popolazione è aumentata del 140% facendo di Municipio la principale zona residenziale di Marcon.
Negli anni '70 lo scuola elementare viene ricostruita e ampliata ed il paese diventa anche sede dei principali servizi comunitari. Al termine di una lunga vertenza tra Marcon e Gaggio, che comporto una crisi di giunta e la nascita di una listo civica, si stabilisce di costruire qui la nuova scuola media; verranno localizzati inoltre nella frazione anche il Campo Sportivo e il Centro Civico che ospiterà, o partire dal 1977, la biblioteca comunale. Cambia nuovamente volto anche la piazza: il distributore di benzina che all'inizio degli anni '60 era stato Iì installato, viene fatto spostare in viale San Marco; si costruisce la nuova pesa pubblico più ad est, lungo via Alta e si affida a due professionisti "il compito di dare una idonea sistemazione anche dal punto di vista estetico, all'unica piazza del centro di Marcon" (1975).

Un territorio di case sparse, un paese senza piazza, così era stato definito per il passato Marcon, a causa delle sue caratteristiche urbanistiche ma, mentre si va cancellando la prima definizione, il paese senza piazza continua a resistere.
Nel tempo, qualche progetto per dare un aspetto di borgo al capoluogo marconese ero stato tentato .
Gli amministratori di fine'800, rappresentanti dei grandi proprietari che si spartivano il territorio senza particolari iniziative economiche e sociali, avevano deliberato di costruire un centro, presumibilmente nei pressi di villa Astori dove funzionava la scuola comunale, a due passi dalla chiesa di San Giorgio (secolo XVI - XVIII), con nuove scuole, alloggi per i dipendenti comunali (maestri, medico, veterinario) e uffici pubblici. Attorno al primo decennio del '900 sorsero degli edifici come la scuola e la casa per il medico, ma nella zona dell'attuale municipio.
I primi interventi che mutarono il secolare aspetto dell'area della Chiesa furono: nel 1895 il trasferimento del cimitero che attorniava l’edificio sacro, le cui operazioni terminarono attorno agli anni '20 e l’innalzamento, a sud della chiesa, del monumento ai caduti della Grande Guerra, nel 1923.
Nel 1925 il parroco, Don Giovanni Golfetto, rimasto colpito dall'aspetto "funereo" del paese senza "borgo", propose ed ottenne dalle autorità della curia di Treviso, dallo cui diocesi Marcon dipende ancora oggi, il permesso di alienare parti del Beneficio a sud dello chiesa per costruire case, negozi, sale per riunioni, assicurando che, a salvaguardia della moralità pubblica, non sarebbero sorte osterie e sarebbe inoltre arrivata la corrente elettrica. Ma questo progetto restò solo sulla carta anche perché don Golfetto, nel 1927, venne trasferito.
Per vedere un vero e proprio mutamento attorno alla chiesa occorre arrivare agli anni '40, quando viene demolita lo seicentesca canonica che facevo un tutt'uno con la chiesa e la ricostruzione tra il luglio del '39 e il luglio del '40 di quella nuova, scostata più a est rispetto a quella antica, e inaugurato l’asilo oratorio costruito di fronte alla facciata principale della chiesa nel dicembre del 1948.
Nel corso degli anni '50, malgrado il calo demografico e la presenza nella frazione di ben 73 aziende agricole, gli abitanti del centro continuano ad aumentare, (passano nel decennio do 171 a 354): le case coloniche, sparse sul territorio, spesso malsane ed in condizioni precarie, vengono abbandonate in favore di casettine unifamiliari costruite lungo le strade più importanti", via Chiesa e via Monte Bianco. Molte abitazioni sorgono anche ai loti di via San Giorgio che, su proposta del parroco, da strada privata diventa, nel 1961, strada comunale e quindi "parte integrante della rete stradale della località".
Viene migliorata in quegli anni la viabilità. II tracciato di via Molino che collega il paese con il vicino centro di Bonisolo viene modificato una prima volta nell'ottobre del 1950, dopo che il Consiglio Comunale accetta all’unanimità la proposta del porroco di Marcon "di effettuare la permuta di area pubblica della strada comunale di via Chiesa e via Molino con altrettanta area del beneficio parrocchiale".
Si considera che, se tale proposto è "maggiormente vantaggiosa per il Parroco, è vantaggiosa anche per il miglioramento della viabilità pubblica"; il contributo richiesto all'amministrazione poi, è solo di 50 mc. Di ghiaia, poiché "il Parroco stesso si impegna a far costruire a sue spese il nuovo tronco di strada".
Successivamente, nel 1959, il tracciato e il rilevato di via Molino, con quello di via Chiesa fino a Municipio, vengono sistemati "con allargamento, rettifiche di curve, livellamenti, sopraelevazioni, abbattimento di siepi e piantagioni non nei limiti della legge, deflusso regolare delle acque lungo i fossi", prima che si proceda, in accordo con l’amministrazione Provinciale, alla cilindratura e bitumatura della strada. Anche il collegamento con Zerman viene ristabilito: sempre nel 1959, "considerato che il ponte in cotto sul canale Zermanson in asse alla via Zermanese (...) per la suo vetustà aveva per 2/3 crollato per cui oltre che presentare pericolosità per il pubblico passaggio non dava possibilità di transito a qualsiasi veicolo" se ne delibera, in Giunta, la ricostruzione. I servizi continuano però ad essere estremamente carenti; chi "dovesse decidere di rimanere a Marcon a mangiare qualsiasi cosa pur di non dover perdere tempo per inutili spostamenti si troverà o dover ordinare anche il pane e salame ore prima di doverlo consumare e di dover rinunciare a qualsiasi piatto caldo se non lo avrà ordinato a tempo debito nell'unica osteria-trattoria di Marcon centro. 
Questo è solo un’idea e riguarda un solo servizio." Ben più grave è la situazione sul fronte dell'istruzione: nel Comune funzionano 3 plessi scolastici, 13 aule in tutto, per una popolazione scolastica di 906 alunni, che "sono costretti a percorrenze fuori della norma e od orari alternati" II capoluogo è ancora privo di strutture e, per far fronte alle necessità dello popolazione di Marcon Chiesa, I'asilo parrocchiale continua ad ospitare le classi delle elementari. Solo all'inizio degli anni '60 verrà realizzato un edificio scolastico a 5 aule, l scuola "A. Manzoni".
Successivamente I'asilo ospiterà onche le classi della scuola media che verrà costruita solo nei primi anni '70.
Allo fine degli anni '60, il centro abitato è tutto compreso tra il corso dello Zero o Nord, via Bossa a Sud, via Zermanese a Ovest, via San Giorgio e parte di via San Giuseppe oltre via Molino a Est; il cimitero e via Boschette non ne fanno parte.
E’ cresciuto velocemente (gli abitanti sono saliti a 1.160), come del resto tutte le località del Comune nel quale, tra il 1946 e il 1971 sono state costruite ben 596 cose; ma il bisogno di abitazioni, determinato "dalla disaggregazione del centro di Mestre verso nuove direttrici di espansione (...), e perciò Marcon non tarda a funzione di sobborgo di Mestre" e dalla massa di addetti all’industria, attualmente pendolari, impossibilitati ad ottenere dimora stabile in Marcon", è ancora estremamente alto, e fa passare in secondo piano il problema della strutturo urbana del centro, che risulta priva di un punto di riferimento collettivo quale può essere uno piazza.
Nel Piano di Fabbricazione approvato nel 1970, si propone di realizzare, attorno alla chiesa, un’area per servizi comunitari e scolastici, verde attrezzato e parcheggi, ma il progetto non troverà attuazione e lo sviluppo edilizio degli anni successivi renderà eccentrica la chiesa rispetto a gran parte dell'abitato, che si espanderà, se si esclude la lottizzazione Molin approvata nel 1972, prevalentemente verso sud fino a congiungersi con quello di Marcon Municipio, dove cominciano a sorgere i servizi per I'intero comune. Già nel 1980 si comincio a considerare Marcon, Chiesa e Municipio, come un unico centro.
Colmello In un vecchia cartolina illustrata con la foto della chiesa di Mogliano, indirizzata da Ugo Fabris, figlio del Segretario Comunale di Marcon, alla fidanzata, una grande freccia è segnato a penna sullo strada che corre acconto all'edificio sacro a indicare Marcon.
Era questa infatti la strada principale che collegava il nostro comune al trevigiano, terra a cui il marconese è stato storicamente legato per secoli, e con Mogliano fino alla meta degli anni 60, "si svolgevano le relazioni della popolazione del Comune per I'esplicazione di tutti quei servizi che non esistono a Marcon: banche, mercati generali eccetera". Proprio su questa strada, superato il Pellagrosario (Padronato — attuale Istituto Gris), si incontra, dopo qualche chilometro, la prima località del Comune: il Colmello.
Generalmente nel Veneto è considerato Colmello un qualsiasi gruppo di case; a Marcon invece è la denominazione proprio di una località e questo probabilmente perché, fino a qualche tempo fa il centro più abitato del Comune ero proprio il Colmello: un insieme di povere case poste ai lati di via Alta e all'inizio di via Bassa, abitate da braccianti e operai, un'osteria e, fino a non molti anni fa, alcuni negozi di generi alimentari e un'officina.
Il borgo aveva uno propria sagra che si svolgevo in autunno, al tempo del vino nuovo, ed era tanto vivace e ben disposto ai divertimenti, soprattutto al ballo, do essere chiamato la "piccola Parigi". La forte presenza abitativa rispetto al resto del territorio comunale, che determinò nel 1925 I'istituzione da parte della parrocchia, di un asilo e di una scuola lavoro in collaborazione con le suore del Pellagrosario e, successivamente, nel1939 la sistemazione provvisoria: nell'osteria di questa località delle classi IV e V elementare del Comune istituite proprio in quell'anno, caratterizzò questo centro fino all'inizio degli anni '70.
Nel 1951, quando la maggior parte della popolazione del Comune (il 65%) viveva sparsa nel territorio, in cose coloniche spesso sprovviste oltre che di acqua potabile e di servizi igienici, anche di illuminazione elettrica (238 su 574), il Colmello ero uno dei centri principali, superava infatti per numero di abitanti il capoluogo — 242 rispetto ai 172 di Marcon Chiesa.
L’esodo dalle campagne era cominciato: alla sperequazione tra redditi agricoli e redditi industriali che contribuì a determinarlo si aggiungeva, specie in questa parte del Comune, lo "spezzettamento della terra in limiti antieconomici", tanto che la coltivazione di "moltissimi francobolli di terreno" serviva a integrare il bilancio familiare del proprietario, occupato in altri settori.
Chi non lasciava il comune, si spostavo verso i centri, in piccole case unifamiliari "in gran porte edificate con il guadagno derivato dalle suddivisioni delle proprietà contadine da porte delle forze giovani riversatesi nell'attività secondaria", che all'inizio degli anni '60 cominciavo a svilupparsi anche a Marcon.
Proprio in quegli anni si insediò al Colmello una delle prime fabbriche del Comune, lo Tranceria Veneta, che allora occupava un centinaio di persone. Quello della Tranceria rimase però un episodio isolato.
II Colmello infatti non risentì del "forte impulso economico apportato al Comune con nuovi e considerevoli insediamenti industriali incentivati dalla legge 633 del 1959". Questi si concentrarono a sud di Gaggio, lungo I'asse viaria che collega Marcon con quella, che in quegli anni, era l’area forte delle attività produttive del Veneziano - Porto Marghera - e contribuirono a determinare, con un costante e sempre maggiore richiesta di manodopera, lo progressiva immigrazione che caratterizzò gli anni '70. Tale immigrazione, che era dovuta anche "alla ricerca di residenze extraurbane (...) da parte di una ormai consistente quantità di residenti nel centro direzionale di Mestre, per desiderio di distrazione e quiete", si indirizzò prevalentemente verso il capoluogo e coinvolse solo marginalmente il Colmello, che nel 1980 non superava 400 abitanti, mentre Marcon (Chiesa e Municipio) ne contava oltre 3.800.
Gaggio Francesco Scipione Fapanni, uno dei più noti storici locali dell'Ottocento, nel suo manoscritto relativo alle parrocchie della Congregazione di Casale (1863), oltre alle consuete notizie storico-geografiche, per Gaggio ci ha lasciato un disegno del centro del paese dove appaiono ben delineati: la chiesa rivolta a sera con il campanile sulla sinistra della facciata; una serie di casette "di artigiani e contadini" a tramontana; una grande canonica a mezzogiorno, il tutto o delimitare lo piazza. È questa I'unica piazza storica dell'intero territorio comunale; nel corso degli anni, malgrado le notevoli trasformazioni del paese e qualche vistoso mutamento dei suoi edifici, ho saputo conservare lo propria specificità, le proprie caratteristiche salienti.
Agli inizi del Novecento lo popolazione di Gaggio è dispersa su un territorio molto vasto, segnato da acquitrini e palude e reso insalubre dalla malaria.
La chiesa, consacrata nel 1778, è al centro del borgo; sul suo sagrato non vi è più il cimitero, dismesso nel 1895. "Incorporato con la chiesa all'angolo sinistro di chi entra per porta maggiore", vi è il vecchio campanile, che verrà demolito nel 1941, perché pericolante, su ordine del sindaco. "Un'orditura in legno per sostengo di due campane" lo sostituirà fino a quando, nel 1921, a destra verso I'abside verrà realizzato quello nuovo, su disegno dell'ing. Giorgio Froncesconi.
Nella piazza, a partire da quello stesso anno, un monumento su cui poggia un'aquila di bronzo ricorda i caduti del paese nella guerra 15-18.
Alla fine degli anni '20 Gaggio conto 176 famiglie, per un totale di 1431 abitanti. "II paese consta in maggioranza di contadini a mezzadria o a fitto, di proprietari in minor numero e di un numero considerevole di braccianti e salariati e di operai a stabilimenti e a impresa.
Economicamente la gente è povera, ricchi residenti non ve ne sono affatto. Figurano proprietari delle maggiori estensioni il Conte Gerolamo Brandolin di Venezia (in Poion), il Conte Arnaldo Malvolti di Carpenedo (in Zuccarello), e il Cav. Carlo Veronese di Venezia (in Volpera) ".
Vi sono "immigrazione ed emigrazione continue, con prevalenza della prima"; con un aumento notevolissimo" della popolazione che data "solo da pochi anni in dipendenza dello bonifica e del dissodamento delle terre". Le condizioni generali di salute non sono cattive. La malaria non è del tutto scomparsa, ma colpisce "quasi esclusivamente in Zuccarello, dove con il fervore delle bonifiche sono i maggiori disagi e sofferenze". Di anno in anno la situazione migliora e migliora anche I'aspetto degli edifici principali del centro.
La vecchia canonica, che nel 1929 "era puntellata sotto e sopra, o diritto e in diagonale - costruita a evidenza in 3-4 riprese a tempi distanziati - a congiunture mal riuscire, rabberciate alla meglio, con statica mal sicura e senza nessuna estetica, con 4 diverse altezze del tetto", viene in più riprese ristrutturato.
Nel 1931, il locale al piano terra dell’adiacenza verso nord "che in precedenza era servito da bottega di cooperativa locale e di macelleria e parte da bottega di calzolaio e di barbiere e ultimamente da Ufficio Postale e telegrafico", viene trasformato abbattendo un muro in saletta per associazioni, scuoia di conto, di religione, di dottrina, adunanze ecc. ; nel 1938 si provvede invece a lavori di restauro generale ampliandola anche in elevazione, livellando il tetto, ristrutturando la parte interna in modo da ottenere due granai sovrapposti, stanza per "foresti", "rimessa per rotabili".
Anche alla chiesa, che "materialmente all'esterno si presenta decente, e internamente è indecentissima" (I'ultima revisione del tetto risale al 1895) ", viene fatta la ripassatura e la ripulitura generale del coperto; si provvede quindi ad imbiancarla e ripulirla internamente (1932) e a restaurare i dipinti che la ornano e che si erano deteriorati (1934). A tutto questo concorre la popolazione, prestando anche la propria opero gratuita.
Si modifica in quegli anni anche I'aspetto della piazza, con lo collocazione di 14 paracarri forniti dall’Amministrazione Provinciale e fatti collocare dal parroco parallelamente alla strada a segnare il confine della proprietà della chiesa, al termine di "incresciosa vertenza e rottura di rapporti causata dalla invadenza del Comune di Marcon" che credeva di avere sulla piazza "tutti e pieni diritti" (1933).
Nel 1940 il paese conta 2040 abitanti, "sempre in crescendo, con un fluttuare continuo, anzi più notevole di va e vieni". L'assemblea generale dei capi di famiglia, affrontando la questione dello chiesa, "assai eccentrica, con grave disagio della popolazione e ormai insufficiente", rifiuta la proposta di costruirne una nuova "grande destinata a bastare per tutta lo parrocchia presente e futura (...) verso il canale Cellina o poco più in Ià" e decide con voto unanime lo costruzione "di un oratorio grande (di fatto chiesa che possa anche diventare parrocchiale) " per le zone di bonifica "restando qui tutto com'è".
Nel 1947 (il 27 aprile), il parroco, durante la festa di San Liberale, santo titolare del nuovo edificio, rende "di pubblica ragione che il nome della futura parrocchia dovrà essere", appunto "San Liberale" e a Gaggio batte per la prima volta le ore un nuovo orologio nel campanile (olle ore 8 pomeridiane del 10 ottobre).
Gli anni 50, che segnarono una fase di "fuga dalle campagne", iniziano nella frazione con grandi movimenti di rivendite di terreni: "Fin da principio dell'anno (1950) avvenne il passaggio di proprietà della maggiore tenuta che appartiene ai fratelli Borletti (Soc. Ca' Marcon) (...) Seguirono tosto frazionamenti della tenuta, spostamenti e assesti di famiglie, movimento di affari con successive rivendite parziali ecc. I Franceschetti tennero (non tutte) le campagne di qua di via Provinciale, verso chiesa nuova; di Ià la porzione maggiore formò la tenuta "Pertile"; le campagne verso via Zuccarello e verso Praello e al Bosco passarono ad altri". "Frequenti rivendite di terreni, con spostamenti e rotazioni di famiglie", caratterizzarono anche il 1951, tenendo "i nervi tesi dell'opinione pubblica e degli interessati, con atteggiamenti vari di pessimismo, di esasperazione e anche di fidente attesa e calma". Molti cominciano ad andarsene e gli occupanti nell'agricoltura, che nel 1951 erano il 60% dello popolazione attiva, si riducono nel 1961 al 29%.
I contadini che scelgono di rimanere e che non intendono cambiare attività, pur "essendo consapevoli che il loro lavoro non è adeguatamente ricompensato, affermano che dopo il brutto viene il bello quindi resistono fino che ce la fanno, nella speranza che le cose cambino anche per loro".
E le cose cominciano o cambiare all'inizio degli anni '60 e cambiano a tal punto che, nel 1965, in occasione dell’inaugurazione della nuova canonica, una abitante del paese scrive: "in poco tempo abbiamo visto mutare completamente I'aspetto del nostro paese e sorgere uno nuovo Gaggio, cresciuto e sviluppatosi sotto i nostri occhi"; "sui campi che hanno visto generazioni e generazioni di contadini lavorare, penare e vivere sono sorte nuove industrie ferventi di attività" (la FLAG e la LAVAL, il Colorificio San Marco ed una nuova fornace, la Laterizi G.P.), "così gli abitanti di Gaggio si sono trasformati in operai efficienti e qualificati".
Anche la piazza quindi si trasforma per "allinearsi, fra case nuove e stabilimenti, con una canonica ben intonato al Centrino rinnovato, con un campanile artistico e bello, con la Chiesa che si riveste a nuovo".
Viene costruito anche, a partire dal 1966, il tratto di autostrada che attraversa il Comune di Marcon e che comporta, con la trasformazione della viabilità interna del Comune, una accentuazione dello separazione di Gaggio non solo dal Capoluogo, ma anche dai nuclei abitati che alla frazione facevano capo.
II vecchio tracciato della strada Alta (via Provinciale) collegava infatti direttamente il centro di Gaggio a Marcon Municipio e alla località Fermata di Gaggio; diretta e senza soluzione di continuità era anche la strada che dal paese conduceva alla Fornace, per molti anni unico insediamento industriale del Comune, e alle case della localitò Campo (ex Cavalli).
San Liberale Nel 1951 San Liberale, con i suoi 1464 abitanti, 288 dei quali residenti nel centro, 865 nell’area aggregata, (51 in Poian, 201 in Praello e 59 in Zuccarello) è la zona più popolosa del Comune. 
II suo sviluppo demografico, dovuto alla bonifica agraria, è stato costante per tutto il corso degli anni '40, ma il paese che conosciamo noi, si struttura, malgrado la flessione della popolazione che caratterizza gli anni dal 1951 al 1968, a partire proprio da allora.
La chiesa, senza campanile, ma fornita dal marzo 1958 di un "impianto Lesa Milano, funzionante con radio, giradischi, microfono con altoparlanti e trombe esponenziali, quindi con magnifiche possibilità per campane o disco, trasmissioni e comunicazioni", ne è il cuore. Da essa il parroco, mettendosi in contatto con la Stazione radio Vaticana "trasmette a tutta lo Parrocchia - ed è udito anche assai più lontano il Rosario quotidiano, derivando a tutti la possibilità di seguirlo, almeno col pensiero e con I'attenzione".
La chiesa è uno costruzione recente, è stata infatti completata il 18 novembre 1945, "dopo 20 anni di tentativi e attese (1914-1923), dopo 10 anni di studio e di fatiche (1933-1943), dopo 25 mesi esatti di pesanti lavori di costruzione".
Allo sua realizzazione, decisa nel 1940 durante un'assemblea dei capi di famiglia della parrocchia di Gaggio, di cui allora il territorio di San Liberale faceva parte, avevano contribuito "le molte prestazioni gratuite della popolazione (viaggi e giornate di lavoro sono valutate in totale per L. 360.000) e molte e generose offerte di parrocchiani e altri benefattori".
L'estensione dell'antica parrocchia che arrivava fino alla laguna, il risanamento della palude tra Zuccarello e Poianon e il conseguente insediamento di molte famiglie provenienti do fuori regione, avevano indotto don Giuseppe Duregon, parroco di Gaggio dall'agosto del 1929, a proporre all’assemblea l’edificazione di una nuova chiesa nelle zone di bonifica.
La proposta fu accolta; si stabilì che il nuovo edificio sarebbe sorto accanto alle scuole di Ca' Rossa, in sostituzione dell'antica baracca di guerra servita come cappella agli abitanti di Arzeron o Gaggio all'Arzeron, com'era chiamata la zona oltre lo ferrovia Venezia Trieste e che si sarebbe successivamente considerata la possibilità di dividere in due la parrocchia.
Quando la divisione avvenne (1953), onche la canonica, costruita a lato dello chiesa, ero pronta; a costituire il centro abitato erano solo poche case, costruite a lato di via Provinciale nelle vicinanze della scuola.
Questa, un edificio costruito verso il 1925, viene demolita nel giugno del 1957, poiché risulta "ormai di una funzionalità miserevole: umida, senza servizi igienici e ormai insufficiente per la cresciuta popolazione". Al suo posto sorge una nuova scuola, a un piano e con cinque aule, la prima costruita o Marcon nel dopoguerra, ´bello, moderna, accogliente", come afferma il Parroco del paese.
Nel 1961 nasce un piccolo quartiere "a principio di via Zuccorello, alla prima svolta a sinistra", nello porte ovest del Beneficio parrocchiale, che viene venduta, dopo qualche anno di trattative, a 12 proprietari diversi, per far fronte alle spese di completamento della chiesa.
Nel 1962 il centro del paese comincia ad assumere il suo aspetto attuale: iniziano i lavori per il "tombamento (sic) del fossato oltre lo strada Provinciale, innanzi alla chiesa, dove pure fu rialzato con molta terra portata dal canale di irrigazione costruito a fianco della ferrovia", viene lottizzata I'area a Sud dello strada, e "in continuazione al viale della Chiesa, (oltre via Provinciale) venne aperta un'ampia strada, allo quale, a simmetrica distanza, si affianca un'altra uguale e parallela verso Ovest" (via Alighieri e via Carducci).
Nel 1964 lo sviluppo edilizio del paese subisce un arresto a causa della stretta creditizia delle banche; "ne conseguirono sospese le vendite dei lotti, interrotti o allentati molti lavori, in corso o non intrapresi, se pur progettati", ma sono ormai completati e "aprono i battenti, in edifici nuovi, osteria, negozi stoffe e casalinghi, rifornimenti auto, alimentari (tutti trasferiti dal Vecchio Borgo); è arrivata lo macelleria", stanno terminando i lavori di costruzione per le case dell'Ente Autonomo, destinate ai lavoratori agricoli dipendenti di Zuccarello e "anche a retro chiesa fu avviata lottizzazione per vari ettari di superficie, per cui la chiesa sarà sempre meglio inserita tra gli abitati".
Nel 1966 viene terminato onche I'ambulatorio comunale (progetto del 1962), ma "demograficamente e in edilizia si cammina piuttosto a lento".
Lo nuova fornace, costruito verso il fiume Zero, "ov'era nei secoli lontani I'antica Chiesa-Pievegliano (eodem loco) " e che inizia la propria attività nella primavera del 1964, "fra stento e alternative preoccupanti e non senza qualche sosta" occupa personale proveniente quasi tutto da Musestre, dove il proprietario (Torzo) gestisce un’altra suo fornace, e non contribuisce quindi a risolvere i problemi di "disoccupazione e poca stabilità di lavoro" della popolazione, dovuti al rallentamento dello "corso verso I'industria".
II peso dell'agricoltura nello vita economico del Comune si è estremamente ridotto: gli occupati nelle attività primarie, che nel 1951 erano 1095 si sono ridotti o 450, e la parte di territorio comunale che conta il numero maggiore di aziende agricole di uno certa importanza, ben 5 superiori ai 30 ettari di estensione, non può che risentirne.
Tra il 1968 e il 1980, a San Liberale, si registra però ancora un forte aumento della popolazione, e la scuola, che ormai è diventata insufficiente, viene sopraelevata per ottenere il raddoppio delle aule.
Si sviluppa in questi anni via Praello che, da strada consorziale, divento nel 1969 comunale.
Nel 1971 questa "strada interno urbana, fiancheggiata per tutta lo sua estensione da fabbricati di civile abitazione", necessita di "uno definitiva sistemazione mediante asfaltatura". La Giunta delibera di eseguire i lavori con assoluta urgenza "atteso che ogni ulteriore ritardo causerebbe manifestazioni intemperanti", più che comprensibili se si considera che i problemi di questo strada si trascinavano da decenni.
Zuccarello Dese, Zero e Fossa Storto sono i fiumi di risorgiva che, per ampio tratto corrono lungo i limiti settentrionale, meridionale e orientale del Comune di Marcon. lo Fossa Storta confluisce nel Dese, circa 1300 m ad Ovest di Ponte Alto; Zero e Dese uniscono le loro acque in un unico corso poco a valle dell'idrovora di Zuccorello.
Questi corsi d'acqua sono caratterizzati da un percorso meandriforme e per ampi tratti pensile, da scarsa pendenza e do modesta velocità dell'acqua. Proprio per queste loro caratteristiche, per secoli il territorio o sud-est del Comune di Marcon, è stato caratterizzato da paludi ed acquitrini su cui emergevano, come dicono i loro stessi nomi, le località di Zuccarello (zucco o poggio), e il bosco della Motta (rialzo). L'ambiente era per questa ragione poco ospitale e insalubre e causa della diffusione della malaria. Le autorità della Repubblica Veneta non erano mai intervenute o risanare quest'area, pensando che la palude avrebbe salvaguardato la città di Venezia dalle epidemie e dagli insabbiamenti della laguna. Solo nello seconda metà dell'800, gli amministratori del consorzio Dese su cui ricadeva la gestione idraulica del territorio, pensarono di coinvolgere i vari comuni della gronda lagunare in un piano di bonifica, che riguardava parte del Comune di Marcon, di quello di Favaro e di Mestre.
Un primo progetto fu disegnato dall'ing. Daniele Monterumici nel 1889, ma si dovette attendere il 1925, con il riconoscimento dei Consorzi quali emanazioni dello Stato e I'estensione dei finanziamenti pubblici anche ad opere irrigatorie minori, perché si concretizzasse il risanamento della zona, che non rientra quindi fra le grandi opere comprese nel piano nazionale di bonifica integrale (R.D. 13 febbraio 1933, n. 215). il progetto effettivamente realizzato, suddivideva il territorio interessato in 4 bacini: Zuccarello, Cattal, Campalto, Marghera e prevedevo la costruzione di scoli per le acque attraverso collettori; la costruzione di 4 idrovore, abitazioni per i macchinisti, strade, impianti d'irrigazione, pozzi artesiani e arginature dei fiumi.
II primo bacino od essere risanato fu quello che comprendeva il Comune di Marcon, e più precisamente un'area di 2060 ha. compresa tra Zero e Dese. I lavori durarono 3 anni, dal 1925 al 1928, e comportarono la costruzione di opere principali come I'idrovora e la casa dei macchinisti in località Zuccarello, e una fitta rete di scoli e fossati che da allora segnano la parte est del nostro territorio, che ancora oggi è diviso, dal punto di vista del drenaggio delle acque meteoriche, in tre zone distinte. la più occidentale, a quota assoluta più elevata, è caratterizzata da scolo naturale delle acque; quella più orientale le smaltisce, quando necessario, attraverso I'lmpianto Idrovoro di Zuccarello, e una piccola area, situata al centro e delimitata dalla Fossa d'Argine e dal Collettore Secondario, può, a seconda delle situazioni, scolare naturalmente oppure essere drenata meccanicamente. 
La bonifica, che mutò completamente I'aspetto di gran porte del nostro Comune, determinò notevoli miglioramenti sul piano economico e sociale. Scomparve la malaria che per secoli aveva imperversato con conseguenze disastrose per lo popolazione; vi furono numerosi insediamenti sui terreni risanati; coloni, mezzadri, braccianti furono assunti nelle aziende dei Malvolti, dei Marcello, dei Veronese, già proprietari della palude; cominciò a popolarsi la zona di Gaggio all'Arzere, fino o diventare un vero e proprio paese, frazione del Comune di Marcon.