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Fatti di Storia

La Guerra di Gradisca

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Il 7 ottobre 1593 fu fondata la fortezza di Palma, l'attuale Palmanova, eretta dal governo veneto a difesa del confine orientale. Il pericolo dei Turchi era, infatti, tutt'altro che lontano e sempre presente era il pericolo di incursioni ad opera degli Uscocchi, pirati del Quarnaro. Il governo austriaco protestò vivacemente per l'erezione della nuova fortificazione, temendo che Venezia potesse servirsene per occupare la contea di Gorizia, ma non poté impedirne la costruzione.
Gli Austriaci non avevano sbagliato pronostico, perché proprio dalla fortezza di Palma, per prevenire nuove incursioni degli Uscocchi, che avevano messo a ferro e a fuoco il territorio di Monfalcone sul finire del 1615, Venezia prese le mosse per occupare i territori arciducali situati sulla destra dell'Isonzo. Gli Uscocchi furono, naturalmente, un utile pretesto per l'inizio di una guerra lungamente premeditata dai Veneziani, che volevano principalmente riprendere Gradisca, situata in posizione chiave per una strategia difensiva. E il 24 febbraio 1616 il generale Pompeo Giustiniano strinse in una morsa la città. A fianco dei Veneziani erano ottime truppe friulane, condotte da Carlo di Strassoldo, Daniele Antonini, Urbano di Savorgnano, Valterpoldo di Spilimbergo ed Antonio di Manzano. Il 5 marzo la fortezza fu duramente bombardata, ma il generale veneziano non vide buone possibilità di riuscita per un assalto. Il 10 morì Daniele Antonini, celebre astronomo e matematico. Il 29 il Senato veneziano, impressionato per le perdite subite dagli attaccanti - si calcola che non meno di quattromila soldati siano rimasti sul campo - ordinava di togliere l'assedio. La guerra proseguì sanguinosa, accanita e spezzettata da azioni tattiche spesso occasionali e slegate fra loro, per mesi e mesi. L'esercito veneziano aveva subito perdite impressionanti, al punto che furono arruolati mercenari svizzeri e olandesi. Furono anche cambiati i comandanti. Nel giugno 1617 caddero sul campo Antonio di Manzano ed il comandante degli Austriaci. Fu posto quindi nuovamente il blocco di Gradisca, difesa da valorose truppe agli ordini di Rizzardo di Strassoldo. La fortezza resistette a pesanti bombardamenti e a numerosi assalti pur essendo a corto di acqua e di viveri. In novembre i Veneti erano ormai pronti per la spallata finale quando il giorno 6 sopravvenne un armistizio che ricostruiva la situazione preesistente con meticolosa precisione. L'arciduca restituì i territori occupati durante le operazioni belliche e altrettanto fece Venezia, che perse così l'ultima occasione per riavere Gradisca.


A. BATTISTELLA, Giornale della guerra di Gradisca, "Archivio Veneto", VI (1929).
F. DI MANZANO, Annali del Friuli, vol. VI e VII.

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