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Arco dei Gavi, Verona

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Verona (VR)

Veneto

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Costruito dai romani agli inizi del primo secolo dopo Cristo, l'arco dei Gavi è un raro esempio di arco onorario dedicato a privati cittadini: un arco quadrifronte a pianta rettangolare allungata, realizzato impiegando blocchi di pietra bianca disposti in filari.

Ha una struttura con due fronti principali e due secondari. Sui fronti principali vi sono quattro colonne corinzie, le due mediane inquadrano l'apertura mentre quelle angolari delimitano i fianchi del monumento. Negli spazi tra le colonne mediane e quelle angolari sono presenti delle nicchie che un tempo ospitavano le statue dei personaggi onorati: Massimo, Stabone, Lucio, Macro e Vibio. Sebbene la sua forma ricordi quella degli archi di trionfo, esso è un arco celebrativo che fu costruito per onorare alcuni componenti della famiglia Gavia, che in virtù di particolari meriti ottenne il permesso di farlo edificare a proprie spese sul suolo pubblico. Per la sua ubicazione fu scelta una posizione molto prestigiosa, nella quale si concludeva la via Postumia al suo ingresso in città (era questa una importante strada che in epoca romana congiungeva Genova con il Mare Adriatico, di cui ancor oggi un tratto è visibile alla base dell’arco stesso).

Perduta nei secoli la sua funzione celebrativa, in epoca comunale divenne una delle porte di accesso a Verona, inserita entro le mura comunali con il nome di Nuova Porta di San Zeno.

Inizialmente l'Arco dei Gavi aveva una posizione diversa da quella attuale. Esso infatti era posto di fronte alla torre dell’orologio di Castelvecchio, lungo l’attuale corso Cavour sul cui selciato sono ancora oggi ben visibili le originarie posizioni dei pilastri. Venne smontato in un giorno, il 29 agosto 1805, dalle truppe di occupazione napoleoniche che ritenevano potesse ostacolasse il transito dei carri militari. Custodito amorevolmente dai veronesi per oltre un secolo fu ricomposto nel 1932 nella attuale ubicazione, una piazzetta circondata da alberi posta sulla destra del medioevale maniero di Castelvecchio.

La suggestiva, ma erronea identificazione del suo realizzatore con il celebre architetto romano Vitruvio Pollione, teorico dell'architettura dell'età augustea, ne accrebbe la fama e durante il rinascimento fu studiato da numerosi artisti, tra cui Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Andrea Palladio, Michele Sanmicheli e Giovanni Falconetto. Il vero realizzatore, il cui nome è presente sul pilastro sinistro del prospetto rivolto verso il fiume Adige è in realtà Lucio Vitruvio Cerdone, un allievo del famoso architetto imperiale.

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