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Faro della Vittoria, Trieste

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Trieste (TS)

Friuli Venezia Giulia

L’origine della città è preistorica. Infatti sembra che i primi insediamenti risalgano al XII sec. a.C. e che tra i primi nuclei ci fosse il colle di S. Giusto. Si...

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Il Faro della Vittoria di Trieste, inaugurato nel 1927, su progetto dell'architetto A. Berlam, fu costruito sui resti di un bastione dell'antico forte austriaco, risalente alla metà dell'Ottocento.

Il Faro della Vittoria, oltre alla sua funzione di guida alla navigazione notturna nel Golfo di Trieste, è un monumento commemorativo dedicato ai marinai caduti durante la Prima Guerra Mondiale.

Alto 70 metri, rivestito all'esterno in blocchi di pietra del Carso e dell'Istria, il Faro di Trieste è sovrastato da una cupola che ospita l'elemento illuminante dell'intensità media di 1.250.000 candele, con una portata di 34-35 miglia.

La parte ornamentale è completata, in basso, dalla potente figura del Marinaio Ignoto, opera di Giovanni Mayer, realizzata dal maestro scalpellino Regolo Salandini con l’impiego di 100 tonnellate di pietra di Orsera. Sotto la statua è affissa l’ancora del cacciatorpediniere Audace (prima nave italiana a entrare nel porto di Trieste il 3 novembre 1918), donata dall’ammiraglio Paolo Thaon di Revel, Ministro della Marina del Regno d’Italia. Ai lati dell’ingresso del Faro sono posti due proiettili della corazzata austriaca Viribus Unitis. Su una grande piastra in pietra è incisa l’iscrizione “ A.D. MCMXXVII Splendi e ricorda i Caduti sul mare MCMXV – MCMXVIII”.

Dopo sette anni di chiusura totale e alcuni restauri, il Faro è stato riaperto al pubblico il 18 maggio 1986, grazie all’interessamento della Provincia di Trieste e col concorso dell’allora Azienda Autonoma di Turismo e Soggiorno. Attualmente è possibile accedere anche al secondo anello della struttura.

La storia

L’idea di costruirlo nacque all’architetto triestino Arduino Berlam (1880 – 1946) già nel 1917, poco dopo la disfatta di Caporetto e la battaglia del Piave, e prese corpo nel dicembre 1918, appena finita la guerra. Come sito, venne quasi subito scelto il Poggio di Gretta, che offriva un assetto ottimale: 60 metri sul livello del mare che assicurano una posizione dominante, terreno roccioso e un ampio basamento dalle solide fondamenta che ingloba il bastione rotondo dell’ex Forte austriaco Kressich, completato nel 1854. Il progetto per il Faro fu di Arduino Berlam e i lavori iniziarono nel gennaio 1923 per concludersi (a un costo complessivo di lire 5.265.000) il 24 maggio 1927, con una cerimonia di inaugurazione alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. La possente ma slanciata struttura, dal peso complessivo di 8.000 tonnellate, è rivestita esternamente da più di 1.500 metri cubi di pietra istriana di Orsera nella parte superiore e di pietra carsica di Gabria in quella inferiore. Completano l’edificio 2.000 metri cubi di calcestruzzo e undici vagoni di ferro pari a 100 tonnellate. Sopra la grande colonna, un capitello sostiene la “coffa” (così definita con esplicito riferimento agli alberi delle navi), in cui è inserita la gabbia di bronzo e cristalli della lanterna, coperta da una cupola in bronzo decorata a squame. All’apice della cupola svetta la statua in rame della Vittoria Alata, opera dello scultore triestino Giovanni Mayer (1863 – 1943), realizzata dall’artigiano del rame e del ferro Giacomo Sebroth: il peso è di circa 7 quintali.

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