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Parchi Naturali, Riserve, Oasi e Giardini Botanici

Bosco Romagno

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Il Bosco Romagno è un parco naturale che si trova tra i comuni di Cividale del Friuli, Prepotto e Corno di Rosazzo. Si estende su 53 ettari, quasi tutti di bosco, facilmente accessibile attraverso una serie di facili sentieri. La vegetazione è composta da molte piante tra cui la robinia (pianta importata dal Nord America nel 1601), il rovere, l'acero campestre e montano, il carpino bianco e nero, il ciliegio, il castagno, il tiglio che conferiscono grande varietà di paesaggio. Il sottobosco è formato da rovi, pungitopo, nocciolo e ginestra. All'inizio della primavera il Bosco Romagno si colora di migliaia di bulbose in fiore: crochi, primule, bucaneve, campanellini, fegatelle, ad altre specie meno frequenti, come la polmonaria sudalpina o il dente di cane.
Oltre al bosco, il parco comprende anche vasti prati e numerosi corsi d'acqua, fra i quali il rio Cornizza, un piccolo affluente del vicino torrente Corno, dove vivono i gamberi di fiume, ora molto rari ma che, nei tempi passati, rappresentavano l'unica riserva di cibo per i poveri contadini della zona nei periodi di carestia.
In quest'area è stato ricavato anche uno stagno che rappresenta un luogo ideale per la riproduzione di salamandre, rane e tritoni.

La fauna che popola il Bosco Romagno e i Colli Orientali, ove non è ancora intervenuta la trasformazione agraria a vigneto, annovera un numero eccezionale di specie sia stanziali che migratorie: una costanza è rappresentata dai numerosi caprioli mentre in via di estinzione è il gatto selvatico che qui è ancora presente con qualche esemplare. Si possono avvistare volpi, tassi, scoiattoli e ghiri, ma anche cinghiali, attirati in certi periodi dell'anno sia dall'abbondante produzione di ghiande che dalla presenza di prelibati bulbi sotterranei. Il bosco offre cibo e riparo anche per molti esemplari dell'avifauna come fringuelli, cince e merli, colombacci e ghiandaie, gufi e sparvieri.
Il toponimo "Romagno" ha una origine longobarda ed individuava la località come " Bosco degli Arimanni", uomini liberi del popolo dei Longobardi che agivano alle dirette dipendenze del re e costituivano le avanguardie poste a difesa delle invasioni degli Slavi e degli Avari. Da ciò si intuisce il ruolo strategico che rivestiva il Bosco Romagno all'interno del sistema difensivo longobardo, ruolo rimasto immutato nei secoli tanto che, durante la Seconda guerra mondiale, la località divenne sede di un'importante polveriera di cui ancora si possono notare le basi in cemento delle casematte destinate al deposito degli esplosivi.

Ma non solo la sua antica origine longobarda lega il Bosco Romagno alla storia. Qui, infatti, ebbe luogo uno degli episodi dei più tragici e controversi della Resistenza italiana, tuttora fonte di numerose polemiche. Tra l'8 e il 20 febbraio del 1945, infatti, diciassette partigiani (tra cui una donna) della brigata Osoppo (formazione di orientamento cattolico e laico-socialista), furono prelevati alle malghe di Porzûs, trucidati nei pressi del bosco e qui sotterrati da un gruppo di partigiani delle Brigate Garibaldi appartenenti al Partito Comunista Italiano. Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, era tra i ventidue partigiani della brigata Osoppo che furono uccisi.
Presso una delle entrate del bosco vi è una lapide che ricorda quella tragica circostanza.

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