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Comune di Colle Santa Lucia

Colle Santa Lucia

Via Villagrande 44 - 32020 - Colle Santa Lucia (BL)
Veneto

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Storia

Nel XII sec. il territorio del maso di Colle Santa Lucia, alle falde del Monte Pore, era denominato "Puchberg" e anche Wersil (poi Fursìl). Entro questa zona venne scoperta una "vena" di minerale ferroso, siderite manganesifera, che ben presto rese il territorio del Fursìl assai importante e appetibile.
Infatti l'imperatore Federico I Barbarossa con il decreto del 5 settembre 1177, (il più antico documento relativo a questa area) riconobbe le miniere del Fursil di proprietà del Convento di Novacella, che a sua volta le cedette al Vescovo di Bressanone.
A causa dell'ingente valore del minerale estratto (ferro acciaioso ottimo per la produzione di armi) e la posizione di confine delle miniere, tra i tenitori del Vescovo di Bressanone e quelli della Repubblica di Venezia, subentrarono ben presto molte accanite lotte per il loro possesso.
Nel 1337 vennero date in uso ai signori locali Guadagnino Avoscano e Rizzardo da Camino che cominciarono ad impiegare manodopera veneta e cadorina.
Per regolarne l'assunzione nel 1369 intervenne Corrado Stuck capitano del Castello di Andraz, stabilendo l'impiego dei soli minatori (canòpi) Veneti e vescovili, graditi alle due parti.
Le contese proseguirono per il possesso delle "vene" e per lo sfruttamento degli ormai scarsi boschi, necessari per la fusione del ferro, sia tra brissinesi e veneti tanto da portare i cadorini nel 1479 ad incendiare Pian di Colle.
Anche tra il vescovo di Bressanone e il convento di Novacella vi furono controversie tanto che nel 1490 dovette intervenire Papa Innocenze III per riconfermare tutti i privilegi al convento di Novacella.
Il massimo rendimento si ebbe intorno alla metà del 1600 quando vennero aperte quattro gallerie di cui una lunga un chilometro e si potevanoestrarre fino a 10.000 secchi di minerale, tanto da permettere il funzionamento contemporaneo di ben nove forni fusori, otto Veneti, distribuiti nelle valli di Agordo e Zoldo, ed uno vescovile.
Quest'ultimo era situato presso il Castello di Andraz, fu poi spostato, per la scarsità di legname, nel 1558 a Valparola e quindi a Piccolino in vai Badia.
Per garantirne la provenienza e la qualità, il ferro veniva marchiato con l'agnello, simbolo vescovile di Bressanone.
Dal prezioso minerale il vescovo ne ricavò cospicue entrate, non molto però andò a beneficio del paese di Colle.
Un accordo con i vescovili consentì di lavorare le miniere fino alla loro chiusura, verso il 1753.
Nel 1837 un'impresa agordina le riaprì per breve tempo.
Un tentativo più consistente di slittamento lo effettuò la Breda con la miniera detta “Valle dell’Agnello” nel periodo autarchico 1938-1943. La definitiva chiusura si ebbe nel 1945.
Di tale secolare importanza, oggi rimangono precisi segni storici sul territorio: il Castello di Andraz nei pressi del Passo Falzarego e a Colle Santa Lucia la Casa Chizzali Bonfadini detta anche Césa de Jan, monumenti terminali della "Strada da la Vena", l'antica via del ferro che univa i luoghi della coltivazione delle "vene" a Colle Santa Lucia a quello della fusione del minerale presso il Castello di Andraz.
II castello sorge poco sotto il passo Falzarego, sulla valle tra il rio Valparola e il rio Castello, in una posizione strategica per il controllo delle vie di comunicazione che già nel medioevo collegavano i territori bellunesi, poi della Serenissima, con quelli situati a nord di Caprile, appartenenti al Vescovo di Bressanone.
Lungo questa via transitava il minerale di ferro proveniente dalle vicine miniere del Fursìl, nell'area di Colle Santa Lucia, allora territorio vescovile. Il materiale subiva infatti una prima lavorazione nelle vallate limitrofe e poi veniva forgiato nelle "fusine" agordine, bellunesi, zoldane e brissinesi per farne pregiate lame per spade.
Il castello è stato costruito su di un enorme masso staccatosi dal gruppo dolomitico del Settsàss, utilizzando pietrame del luogo; ciò gli conferisce una integrazione straordinaria con l'ambiente naturale circostante e ne aumenta il fascino.
L'edificio, dal XI al XV sec. rimase sotto il controllo dei vassalli alle dipendenze dei vescovi-conti, dopo il 1416 se ne impossessò direttamente il Vescovado che per lutto il medioevo ne fece un importante baluardo militare.
Fu utilizzato per contenere le mire espansionistiche della Serenissima e per garantire gli interessi del Vescovo di Bressanone sul territorio.
Dal 1454 al 1460 vi trovò rifugio il Cardinal Cusano, più noto come Nicolò Cusano filosofo della "Convergenza 
degli opposti".
L'importanza del castello venne meno con la cessazione dell'attività estrattiva nel 1753 e con la secolarizzazione dei principati ecclesiastici. Nel 1802 passò alla Baviera. Poi nel 1808 fù venduto ad un privato, che lo utilizzò per approvvigionarsi di materiali da costruzione.
Il suo degrado era inesorabilmente avviato e proseguì con l'asporto di tutti gli arredi e lo smantellamento della copertura nel 1851, per trame legna da ardere. Durante la Grande Guerra 1915-1918 venne bombardato dagli austriaci appostati sul Col di Lana, perché divenuto rifugio di truppe alpine italiane.
Nel dopoguerra divenne cava di pietrame per la ricostruzione del vicino abitato di Castello.
In seguito ad un intervento di restauro conservativo a cura della Soprintendenza per i Beni architettonici e Culturali del Veneto ciò che resta oggi della Rocca, facilmente accessibile dalla strada del passo Falzarego è oggi visitabile e aperto al pubblico.