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Castelli, fortezze e manieri

Forte del Cavallino

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Ragogna (UD)

Friuli Venezia Giulia

Il toponimo è di origine oscura, forse preromana, certamente illirica, almeno che non si voglia farlo derivare da un toponimo prediale latino Ragonius. Il nome di Ragogna come per altri...

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L'importanza di questa zona agli effetti di una linea difensiva sul Tagliamento era stata più volte considerata dallo Stato Maggiore Italiano, che negli anni precedenti alla guerra, aveva predisposto la costruzione di un forte. L’ opera faceva parte del progetto del generale Pollio di fortificare il Friuli nella previsione che l’Italia si fosse trovata da sola in lotta contro l’Austria e fosse stata costretta, almeno inizialmente, dalle minori forze e dalla più lenta mobilitazione ad una attitudine difensiva. Secondo le intenzioni del Pollio la linea del Tagliamento avrebbe dovuto costituire una tenaglia con le opere del Basso-medio Tagliamento.

L’assistente dei lavori della polveriera di Casarsa Antonio Scagnetto, fu contattato da agenti segreti austriaci per avere foto della zona di Ragogna e uno shrapnell di qui dovrebbe poi essere stata dotata l’opera per valutarne la portata. I servizi di spionaggio A.U. ritenevano infatti l’opera di capitale importanza per la difesa del Friuli e concentrarono i maggiori sforzi per avere tutte le informazioni possibili. Fu disarmato già nel 1915 vista la sua distanza dal fronte isontino. Malgrado il generale Cadorna avesse in mente il suo riarmo, non era stato fatto nulla.

Nell'ottobre del 1917, le armate del Von Below (avanguardie del Gruppo Knauss a nord e quelle del Gruppo Stein a sud) sfondarono il fronte dell'Isonzo non fu possibile riarmarlo in tempo. Era presente invece, una discreta quantità di pezzi d'artiglieria a difesa della testa di ponte di Ragogna: a nord, tre batterie da campagna tra Grap e Valle, una batteria da montagna a San Rocco, un gruppo O.P.C. a Forgaria; a sud, tra Pinzano e Valeriano, due gruppi di cannoni da 105, una batteria da 149 O.P.C.; una sezione da montagna al castello di Pinzano (tuttavia, la media dei colpi disponibile a queste batterie non superava il numero di centocinquanta cadauno).

Anche in questo caso si disse che avrebbe potuto dare il suo contributo di fuoco per cercare di bloccare l’invasione. Venne invece occupato dalla 50a Divisione e dalla 12a Compagnia Slesiana il 1 novembre 1917, dopo aver vinto la resistenza del 39° e 40° fanteria italiano. Tuttavia, alcuni ufficiali nemici fatti prigionieri, dichiararono che le suddette batterie, inflissero loro gravi perdite nei due giorni precedenti.

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