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Castelli, fortezze e manieri

Castello di Rovereto

Importante roccaforte medioevale, è oggi un luogo della memoria di Rovereto e ospita il Museo Storico Italiano della Guerra. Situato in posizione strategica, su un dosso roccioso sulla riva destra del Leno, il Castello di Rovereto ha la struttura imponente di una roccaforte militare. Il primo nucleo fu costruito dai Castelbarco tra il XIII e il XIV secolo come presidio del loro potere feudale in Val Lagarina. Nel Quattrocento il complesso passò ai Veneziani, che ne mutarono l’aspetto: la pianta poligonale ed i quattro possenti bastioni angolari trasformarono il castello in uno dei migliori esempi di fortificazione alpina tardo-medievale. Con la sconfitta veneziana ad Agnadello, nel 1509, Rovereto passò all'impero d'Austria. Persa ogni importanza strategica, la roccaforte cadde in abbandono e subì incendi e devastazioni. Fu ridotto a caserma, a prigione e danneggiata durante la Prima Guerra Mondiale. Il castello è stato restaurato e oggi ospita il Museo Storico Italiano della Guerra, costruito nel Trecento dai nobili di Castelbarco, feudatari della Vallagarina, fu poi modificato dai veneziani che lo occuparono nel 1426. Qui sono esposti alcuni pezzi d'artiglieria, un carrello ferroviario perforato da una granata e una delle carrozze di servizio di Francesco Giuseppe. Numerose le sale dedicate alla memoria di eroi e luoghi bellici. Sino al 1961 ha custodito la famosa Maria Dolens, la Campana dei Caduti, la più grande campana del mondo ancora funzionante e che ha trovato la sua sede sul colle di Miravalle. Rimane qui visibile il modello originale in gesso.

Castel Corno

Il Castel Corno è un castello situato nei pressi di Lenzima, frazione di Isera e prende il nome dalla forma della rupe chiamata "Corno". La prima menzione relativa alla signoria di Castel Corno risale al 1178, quando in una contesa tra gli abitanti di Nago, Mori e Gardumo, è nominato un Olderico di Brentonico e Castel Corno. Il castello che prende il nome dalla roccia “a corno” su cui sorge, è situato sopra all’abitato di Lenzima, nel comune di Isera. Pare che i signori di Castel Corno già nella prima metà del XIII secolo non controllassero più la fortificazione. L’investitura del nuovo principe vescovo di Trento, Aldrighetto da Campo, diede avvio ad una rivolta capeggiata dai nobili Jacopo da Lizzana e Umberto da Brentonico che portò ad una risposta vescovile molto dura: i castelli dei rivoltosi furono presi e tra questi anche Castel Corno. Dapprima affidato alla custodia di Aldrighetto di Toblino, venne poi assegnato ai Castelbarco. La prima metà del Quattrocento si caratterizzò per dissidi e lotte tra i rami della famiglia castrobarcense per il controllo di Castel Corno e ciò favorì l’emergere dei Lodron, signori delle Giudicarie. Proprio nel marzo 1456 Castel Corno dovette capitolare dopo l’attacco subito da parte di Giorgio e Pietro Lodron: il vescovo Giorgio Hack riuscì ad ottenere la restituzione pagando 600 ducati ai Lodron. Il castello ritornò quindi in possesso ai Castelbarco che lo mantennero fino al 1499, anno della morte di Matteo, ultimo discendente del ramo famigliare di Castel Corno. Il principe vescovo Udalrico Lichtenstein concede il feudo ai membri della sua stessa famiglia fino al 1759, quando venne restituito ai vescovi di Trento. Dopo l’occupazione napoleonica per il castello inizia un lento ed inesorabile declino. Oggi i ruderi del castello sono di proprietà del Comune di Isera; recenti restauri hanno permesso l’apertura al pubblico.

Castello di Arco

Nel paesaggio di Arco, ora disteso, ora arroccato, unico nella sua variegata complessità entra quasi prepotentemente la rupe con il Castello. Risalendo il borgo fortificato di Arco, superata una splendida macchia d´oliveto fino al Prato della Lizza e tre pareti di venti metri superstiti alle cannonate napoleoniche, si arriva al Castello, che dal XII secolo controlla la parte settentrionale della valle del Sarca, un tempo spesso attraversata da eserciti provenienti dal nord verso la Pianura Padana. Quattro erano le porte di accesso al borgo: oggi è visibile quella di Transfora, un tempo con ponte levatoio. Suggestivo è il paesaggio fra i ruderi del Palazzo inferiore e della Rocca circondato da cipressi secolari. All’interno si possono visitare la prigione del sasso, la torre grande, il rivellino e numerose stanze. Gioiello del complesso, lo splendido ciclo di affreschi profani del Trecento, che raffigurano dame intente a giocare a scacchi. Icona e simbolo della città, il Castello di Arco è uno dei più rinomati, riprodotto in innumerevoli codici e dipinti, fra cui, famosissimo, l’acquerello di Albrecht Dürer al Louvre di Parigi. All’inizio del XVIII secolo scese un velo di oblio sul castello, fino al 1879 quando il geometra Giuseppe Caproni, padre del pioniere dell’aeronautica Gianni Caproni, stese un progetto per interventi minimali di restauro. Dopo la prima guerra mondiale la parte del castello appartenente al ramo germanico dei conti d’Arco venne incamerata dal demanio italiano, ma nel 1927 la contessa Giovanna d’Arco, marchesa di Bagno, lo acquistò diventando l’unica proprietaria di tutto il maniero. Fino al 1982, quando tornò al Comune di Arco. Il castello è visitabile tutto l’anno e fa da cornice nel corso dell’estate a spettacoli di musica e prosa.

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