Portale Nordest
 mobile

Fatti di Storia

I Celti in Friuli e Veneto

https://www.portalenordest.it/administrator/components/com_conoscere/images/conoscere/fatti-di-storia/i-celti-in-friuli-e-veneto.jpg

Verso il 400 a.C. i Celti, che già dominavano l'Europa dai Pirenei all'Elba, decisero di superare le Alpi per espandersi verso sud ed entrarono anche in Friuli.
Con successive spinte piegarono la resistenza degli Etruschi, oltrepassarono il Po e, nel 387, a.C. raggiunsero Roma, che con l'oro comperò la sua salvezza. Di fronte alla sete di bottino e di conquista dei bellicosissimi invasori, "i Veneti riuscirono a malapena a conservare i territori sul margine dell'Adriatico ed in prossimità della loro capitale Ateste" (Leicht).
La venuta dei Celti aveva colto alla sprovvista i popoli della penisola italica; però i conquistatori, che - come scrisse Mommsen erano ottimi soldati ma pessimi cittadini, si presentavano deboli sul piano politico e divisi internamente da particolarismi tribali. Erano, in fondo, "genti ancora barbare che vivevano più che altro di guerra ed a malapena conoscevano alcuni rudimenti dell'agricoltura" (Leicht), sicché la loro presenza in Italia ebbe l'effetto di provocare addirittura una stasi nel processo di civilizzazione dei conquistati. Fu comunque chiaro, per Roma, che i Celti (chiamati Galli proprio dai Romani), dovevano essere dapprima contenuti e poi eliminati.
Il disegno politico fu attuato per gradi. soprattutto attraverso le vittorie di Quinto Fabio Rulliano, e culminò nel 222 a.C. con la completa sottomissione dei Galli Italici.
I Celti si insediarono nell'area lasciata vuota dai Paleoveneti a est del fiume Livenza fra il V ed il III secolo a.C. e la loro presenza è di capitale importanza per la ulteriore caratterizzazione culturale della nostra regione. "Il netto confine che divide l'area friulana da quella veneta, osserva acutamente Gian Carlo Menis, segnato dal corso del Livenza, cioè, da una barriera assolutamente insignificante dal punto di vista naturale, non può essere ragionevolmente spiegato se non per ragioni culturali, consolidatesi già in epoca preromana, in modo cosi vigoroso da sopravvivere allo stesso prepotente livellamento latino".
Se l'arrivo dei Celti nell'Italia padana e centrale ha provocato una pausa nel processo di civilizzazione, la loro presenza in Friuli ha determinato una caratterizzazione culturale, le cui tracce non sono ancora del tutto scomparse.
La loro azione è stata resa anche più efficace dalla loro capacità di assorbire rapidamente elementi culturali nuovi e di ambientarli senza traumi nella loro cultura originaria, alla quale tuttavia non erano disposti a rinunciare. Di qui i toponimi celto-latini, le tradizioni religiose ibride, le divinità celtiche entrate nell'olimpo di Roma, come il dio solare Beleno che diventa Belinus Augustus, il nume tutelare di Aquileia. (Non si tratta di un caso raro: nell'olimpo di Roma trovarono posto anche gli dèi egiziani ed etruschi!).

467