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Fatti di Storia

Il Parlamento e i Comuni in Friuli

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Il Friuli poté godere, sotto il dominio dei patriarchi, di lunghi periodi di pace. Non mancarono per la verità le guerre, interne contro conti di Gorizia ed esterne contro i Trevigiani e Venezia, ma ebbero il pregio di non trascinarsi a lungo.
La pace ebbe anche carattere di stabilità, perché impostata su una linea di politica estera ben meditata e collaudata; una linea che sfruttava in pieno la funzione del Friuli come porta fra l'Italia e la Germania. Una porta principalmente militare, ma agibile, durante i periodi di pace, anche per l'esercizio dell'attività commerciale.
I patriarchi, d'altra parte, per questioni di prestigio e di pura convenienza, furono sempre solerti nel favorire, con privilegi ed esenzioni mercati cittadini che attiravano in Friuli banchieri e mercanti da tutta Italia. Le sedi dei mercati permanenti e delle fiere stagionali, in Friuli come altrove, furono luoghi di immunità patrimoniale per i padroni e i creditori, dove liberi e servi erano uguali e le liti venivano decise con procedure speciali e rapide.
E' in questo contesto che nascono e si sviluppano in Friuli due istituzioni parlamentari, i Comuni e il Parlamento della Patria, che ritroviamo anche in altre regioni, ma che assumono qui caratteristiche originali. Facendo opportuni confronti si può dire che il Friuli ebbe un Parlamento più forte e dei Comuni più deboli di quelli sorti altrove in Italia ed in Europa.
I Parlamenti sorsero in tutte quelle regioni in cui il frammentarismo del feudalesimo fu arginato dal forte potere centrale di un principe. Oltre che in Friuli il Parlamento sorse in Sicilia, nelle Marche, in Piemonte e in altre regioni tedesche e francesi.
I principi cominciarono a convocare assemblee di vassalli per concordare con questi i tributi in denaro e i contingenti di milizie da fornire all'esercito dello stato. I convocati finirono tuttavia per considerare la consultazione come un loro diritto consuetudinario, che fu ufficialmente riconosciuto da Federico II alla dieta di Worms nel 1232.
Il Parlamento della Patria del Friuli ha, però, poteri più ampi degli altri Parlamenti europei, perché "è in pari tempo il maggiore tribunale di appello e l'assemblea legislativa, vi si tratta la pace e la guerra ed un po' alla volta diviene anche supremo tribunale amministratibo " (Leicht).
Le riunioni plenarie erano notevolmente affollate, in quanto numerosi erano i membri di ogni braccio parlamentare.
Seguendo l'elenco del Leicht diremo che in parlamento sedevano, per gli ecclesiastici, il Vescovo di Concordia, i Capitoli di Cividale e Aquileia, gli Abati di Rosazzo, Sesto, Moggio e della Beligna, ed preposti di S. Stefano, di S. Felice di Aquileia, di S. Pietro di Carnia e di S. Odorico al Tagliamento, sostituito, dopo il 1300, dal Capitolo di Udine. Nei primi tempi intervennero anche il Vescovo di Trieste e l'Abate di Summaga.
C'erano poi i nobili, distinti in liberi (investiti dall'imperatore)e ministeriali (vassalli del patriarca). C'è anche la categoria ibrida degli habitatores, cioè dei nobili titolari di feudi d'abitanza, "i quali - scrive il Leicht - in parte si risolvono in veri comuni che poi entrano nel novero delle comunità parlamentari, come Aviano, S. Vito, Meduna, Tricesimo, S. Daniele, Fagagna e Tolmino, in parte rientrano nella categoria dei ministeriali come per esempio Attems e Soffumbergo".
Fino al 1309 sono rappresentate in parlamento soltanto le Città di Aquileia, Cividale, Udine, Gemona, Sacile e Tolmezzo; a queste si aggiunsero Portogruaro e Marano nel periodo 1309-1331, Monfalcone nel 1329, Venzone nel 1336.
Fra i nobili é degno di nota l'avvocato della Chiesa Aquileiese, incaricato di sostituire il Patriarca di Aquileia in tutte le mansioni incompatibili con la sua posizione di vescovo.
Data la consistenza numerica dell'assemblea, è naturale che le sedute plenarie fossero non troppo frequenti e riservate alle questioni più importanti, mentre gli affari correnti erano sbrigati da un consiglio che sedeva in permanenza accanto al patriarca, con il quale condivideva il governo dello stato. Tale consiglio fa la sua apparizione solo durante il secolo XIII: è eletto dall'assemblea plenaria ed il patriarca ha
diritto di ricusarlo.
II Parlamento si riuniva di preferenza a Cividale, capitale civile dello stato, ma anche a Campoformido, dove si svolgevano le mostre della milizia, oppure a Udine e a San Daniele, che erano i due centri dell'amministrazione del demanio aquileiese. Dal '400 in poi si riunì sempre in Udine.
Il comune friulano, se paragonato agli altri comuni italiani, ci appare come un'istituzione con poteri più limitati, anche perché nasce e si sviluppa in presenza di un forte Parlamento.
Secondo Pier Silverio Leicht, massima autorità in materia di ordinamenti ed istituzioni friulani, al nostro antico comune, "oltre alle parti più importanti della giurisdizione sfugge il potere di pace e di guerra e l'esercito generale, che dipendono dal Governo, dove esso però manda suoi rappresentanti. La città si distingue dal comune rustico soltanto per l'organizzazione militare diretta alla difesa delle mura, per le pene elevate che difendono l'ordine pubblico della sua cerchia, per i privilegi di quel reparto speciale che è il mercato".
Secondo Gian Carlo Menis "il comune friulano non nasce in opposizione al principe, ma dall'attivismo della borghesia e dalla sua solidarietà con il patriarca nel garantire l'ordine pubblico, per cui questa classe ottiene garanzie, privilegi ed autonomia nei confronti della nobiltà. I magistrati del comune infatti derivano direttamente dall'ordinamento delle milizie patriarcali ed i diritti comunali si incentrano sui privilegi di mercato".
I comuni più antichi sono quelli cittadini (Sacile, Cividale, ecc.) che nascono nel XII secolo. Ma accanto ad essi si consolidano anche le comunità rustiche, dette vicinie, dove i contadini erano riusciti a difendersi dai feudatari stabilendo un regime di diritto e doveri consuetudinari, ed acquisendo quindi un potere di gruppo. Il comune rustico trasforma le norme consuetudinarie in norme scritte negli statuti rurali, che prendono naturalmente a modello gli statuti cittadini.
Gli organi del comune sono: l'arengo, ovvero l'assemblea di tutti capifamiglia liberi, che si riuniva poche volte in un anno per deliberare sulle questioni più gravi; il consiglio maggiore, formato da rappresentanti eletti ogni anno; il consiglio minore, composto da quindici uomini, che si riuniva ogni settimana per gli affari correnti. Dal punto di vista della struttura il comune friulano non si differenzia dai comuni dell'Italia settentrionale.

P. S. LEICHT, Il Parlamento della Patria del Friuli, sua origine, costituzione e legislazione, Udine 1903.

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