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Fatti di Storia

Il Patriarcato di Aquileia

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Aquileia (UD)

Friuli Venezia Giulia

Aquileia si incontra a metà strada fra Grado e Cervignano, nella bassa friulana, percorrendo la via Giulia Augusta, che prosegue quasi entro limiti esatti il percorso dell’antico cardo. Il suo nome...

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Ottone I, una volta affermato il prestigio della monarchia sui principali feudatari, si senti pronto per dare inizio alla ricostruzione dell'impero, crollato per lotte dinastiche dei carolingi. Cominciò accogliendo nel 951 l'invocazione di aiuto proveniente dall'Italia, dove Adelaide, vedova di Lotario, si sentiva minacciata dal marchese di Ivrea. Ottone superò le Alpi, sconfisse il marchese, sposi, Adelaide e fece suo il titolo di re d'Italia. L'anno successivo, nella dieta di Augusta, trasformò il regno in un feudo della corona di Sassonia, che fu concesso al marchese di Ivrea. Volle però assicurarsi il libero accesso alla penisola, per cui staccò dal regno d'Italia la marca veronese e la marca aquileiese (Istria compresa), che assegnò al fratello Enrico, duca di Baviera e Carinzia.
Questi dedicò innanzi tutto le sue cure agli Ungari, che furono battuti per due volte, inseguiti fin nei loro territori, e definitivamente dissuasi dal tentare ulteriori irruzioni in Italia. Qualche anno dopo Ottone riportò su di essi la vittoria definitiva presso Augsburg.
Il Friuli perdette la sua autonomia. Dapprima fu incorporato nella marca veronese; poi, nel 989, fu annesso al ducato di Carinzia. "Gravi e durature - secondo il Leicht - le conseguenze di questa unione, perché per essa molte grandi famiglie d'oltralpe ottennero possessi allodiali, feudi e diritti in Friuli, beni che, essendo posseduti da feudatari dipendenti dal duca di Carinzia o direttamente dall'Impero, costituirono - anche quando il Friuli riebbe, coi Patriarchi, la sua piena indipendenza - dei territori separati, delle vere isole politiche e giurisdizionali che, pur essendo teoricamente nel regno italico, in pratica erano appendici del regno germanico e lo furono purtroppo per molto tempo".
Fra queste "isole", che sovente appaiono ai giorni nostri come zone di debole e incompleta friulanità, ricorderemo Pordenone, Cordenons e Venzone, appartenuti agli Eppenstein e, successivamente, agli Ottocari e agli Haubsburg; e ancora Salcano e Gorizia, pur essi appartenuti dapprima agli Eppenstein, ma successivamente ai Mosburg e infine ai Lurn-Pusteria divenuti conti di Gorizia con la mansione di avvocati della chiesa di Aquileia. Così Tarcento fu prima dei Machland-Perg e poi degli Hohenzollern, ecc. Un'altra conseguenza della riforma ottoniana fu l'origine germanica di gran parte della nobiltà friulana e la rapida espansione del potere temporale della Chiesa aquileiese.
La cattedra di Aquileia rimane affidata alle cure di Rodoaldo dal 963 al 983, e a Giovanni di Ravenna fino al 1019: due uomini insigni, fedeli alla politica imperiale ed intenti alla ricostruzione materiale e morale del Friuli. Li ritroviamo spesso al seguito degli imperatori con compiti di fiducia che riescono a svolgere egregiamente e che vengono largamente compensati con favori e concessioni di ogni tipo. Non sono però due ambiziosi: sono due veri principi, che adoperano il prestigio personale a vantaggio della loro comunità e gettano le basi della potenza politica del Patriarcato di Aquileia. Sono quindi gli iniziatori di un nuovo corso della storia di quel Friuli che sta risorgendo dalle ceneri delle invasioni ungariche.
Sarà bene, giunti a questo punto, chiarire il significato delle parole "Patriarcato di Aquileia" adoperate finora con significato puramente spirituale e religioso, e che, da questo punto in avanti, debbono essere interpretate anche in senso politico.
Chiarito preliminarmente il fatto che in occidente il titolo di patriarca spettava solo al vescovo di Roma e che, come é noto, i vescovi di Aquileia cominciarono ad attribuirselo arbitrariamente ed in funzione antiromana ai tempi dello scisma detto dei tre capitoli, la parola "patriarcato" ha tre distinti significati in quanto può indicare:
a) la provincia metropolitica;
b) la diocesi di Aquileia;
c) il principato temporale governato dal vescovo di Aquileia.

Esaminiamo separatamente le tre istituzioni.
a) Le provincie metropolitiche sono delle istituzioni spontanee, determinate dall'orientamento spirituale di alcune diocesi, che guardano verso un centro di interesse da loro ritenuto naturale. Non deve meravigliare il fatto che le province metropolitiche ricalchino l'assetto amministrativo delle regioni romane, posto che tale assetto era sorretto da un certo sistema stradale e difensivo (e quindi commerciale), che favoriva oppure ostacolava determinate convergenze cultuali e culturali. Così ai tempi di Sant'Ambrogio, la sede di Milano era la guida spirituale di tutti i vescovi dell'Italia settentrionale, della Gallia, e faceva sentire la sua influenza fino in Spagna. Successivamente Milano perde una parte della sua importanza e sale nella considerazione di tutti la sede di Aquileia che, nel V secolo, guidava una metropoli immensa. I confini del suo territorio sono: a sud il Po fino alla confluenza del Mincio; a ovest una linea che, seguendo i corsi del Mincio e dell'Iller, raggiunge il Danubio; a nord il Danubio fino a Komorn: di qui il confine scende verso sud fino alla Sava piegando poi verso ovest fino a comprendere buona parte dell'Istria. Successivamente i confini si restringono, ma ancora nel XIII secolo comprendono le diocesi di Mantova, Como, Trento, Sabiona (Bressanone), Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Concordia, Ceneda (Vittorio Veneto), Feltre, Belluno, Pola, Parenzo, Pedena, Trieste, Capodistria, Cittanova d'Istria. La circoscrizione metropolitica aquileiese rimarrà compresa entro tali limiti fino alla definitiva soppressione del Patriarcato, avvenuta nel 1751.
Il Patriarca fu per secoli il punto comune di riferimento di cristiani italici, slavi e germanici. Non meravigli dunque l'esistenza di tracce inequivocabilmente aquileiesi nella liturgia e nella cultura popolare di molte regioni lontane.
b) La diocesi di Aquileia era costituita dal territorio sul quale il patriarca esercitava direttamente il suo potere di vescovo. Inizialmente doveva essere costituita dai territori dei soli municipi romani di Aquileia e Cividale. Confinava quindi a nord con la diocesi di Zuglio, a est con quella di Lubiana (Emona) e a ovest con quella di Concordia che aveva giurisdizione fra Tagliamento e Livenza.
Si ingrandì notevolmente nel secolo VII quando, in seguito alla distruzione di molte sedi vescovili circostanti per mano degli Avari, incorporò i loro territori. Si restrinse invece quando, nell'811, Carlo Magno stabilì che il confine fra la diocesi di Aquileia e quella di Salisburgo, da lui creata nel 798, dovesse seguire il corso della Drava. Anche entro tali confini, che comprendevano gran parte del Friuli (rimaneva escluso il Friuli occidentale, affidato alle cure del vescovo "suffraganeo" di Concordia), il Cadore, la Carinzia meridionale e la Slovenia, quella di Aquileia fu, fino all'età contemporanea, la più grande diocesi d'Europa, che realizzò per molti secoli l'unità religiosa di popoli parlanti lingue slave, germaniche e romanze, ponendosi come elemento di fusione, come crogiuolo delle tre basi etniche che costituiscono le fondamenta della cultura europea.
Nel 1463 la diocesi perdette la pieve di San Nicolò di Lubiana, elevata da quell'anno al rango di diocesi. Nel 1751, Benedetto XIV soppresse quella "anacronistica" istituzione, creando le diocesi di Udine e di Gorizia. L'intervento papale fu politicamente motivato dal fatto che la casa d'Austria mal tollerava che il Patriarca d'Aquileia, da più secoli ormai scelto e imposto da Venezia, avesse giurisdizione su territori che cadevano sotto la sua sovranità.
È chiaro che entro i limiti della sua diocesi il Patriarca poté dare un'impronta più personale all'insegnamento religioso e all'organizzazione ecclesiastica, cosicché le terre comprese nella sua diretta giurisdizione furono maggiormente influenzate e differenziate dalla cultura cristiana aquileiese rispetto alle altre, che pur facevano parte della metropoli.
c) Per un complesso di circostanze storiche in precedenza esaminate la Chiesa aquileiese si trovò ad essere l'unica organizzazione capace di tentare la ricostruzione del Friuli dopo le invasioni ungare e di garantire, con la sua fedeltà all'impero, una ordinata difesa ad oriente. Gli imperatori, per promuovere e premiare la fedeltà e l'impegno civile dei patriarchi, non lesinarono favori, privilegi e concessioni, e finirono per concedere ai patriarchi poteri sovrani sul Friuli e su vasti territori vicini. Il vescovo di Aquileia ci appare quindi, nel secolo XI, come un vero principe temporale, alla testa di una istituzione politico-territoriale che ha tutte le caratteristiche di uno stato sovrano nell'ambito dell'impero.
Se potessimo sovrapporre tre carte geografiche raffiguranti limiti della metropoli, della diocesi e dello stato del Patriarca di Aquileia, vedremmo che la regione friulana é tutta compresa nella circoscrizione metropolitica e nello stato patriarcale, mentre solo in parte appartiene alla diocesi di Aquileia, che non includeva il territorio della diocesi di Concordia e Grado. Nel territorio dello stato esistevano peraltro dei "buchi" di potere temporale: erano, come è noto, i feudi dei conti di Gorizia e di altri nobili che avevano acquistato diritti feudali in epoca ottoniana. Un quadro sicuramente complicato con poteri che si sovrappongono e si intrecciano. che bisogna tenere ben presente se si vuol capire non solo la storia del Friuli ma anche ]a sua realtà contemporanea.
Osservando la genesi del patriarcato, si potrebbe dire che il potere temporale è un frutto spontaneo a maturazione lenta, nato dal potere spirituale esercitato in un singolarissimo ambiente storico, unico nel suo genere. Per prevenire malintesi dobbiamo aggiungere che il potere temporale della chiesa ha sempre una radice spirituale, diretta o indiretta; ma altro è il semplice arricchimento patrimoniale, altro è la nascita spontanea ed inevitabile di un principato politico, che ha per culla il tessuto stesso della storia e che ottiene solo successivamente dei riconoscimenti parziali, talmente sicura appare la sua esistenza agli stessi imperatori. Potremmo dire che la inevitabilità della sua nascita é determinata dalla inevitabile compromissione politica dei patriarchi nelle vicende politiche della loro metropoli, compromissione tanto più inevitabile quanto più grande è la loro importanza religiosa. Ricordando i primi sette secoli di vita della Chiesa di Aquileia, non riesce difficile spiegarsi la sua potenza patrimoniale. I Longobardi, infatti, furono ben generosi nell'elargire beni che andarono ad aumentare l'antico patrimonio: ma si trattava di beni che la Chiesa aveva in proprietà secondo il diritto comune, senza particolari privilegi o esenzioni. Furono le donazioni di Carlo Magno e dei carolingi che, concesse in esenzione fiscale e sottratte alla giurisdizione dei funzionari imperiali, posero la Chiesa in posizione di superiorità sui privati e le attribuirono poteri pubblici su una parte dei suoi beni. E dopo i Franchi, Berengario e gli Ottoni concessero ai patriarchi vere immunità feudali su vasti territori, cioè deleghe di poteri sovrani. Gli Ottoni, anzi, accentuarono il carattere feudale delle concessioni immunitarie, dando alle stesse un contenuto militare.
Verso l'anno 1000, i possessi patriarcali formano una specie di arcipelago immunitario entro il territorio soggetto al conte, ma successivamente, con progressiva accelerazione, le isole aumenteranno di numero e di dimensioni, si salderanno tra di loro e l'aspetto di arcipelago resterà invece alle residue ed isolate giurisdizioni del conte.
Che cos'è dunque il patrimonio patriarcale nei secoli X° e XI°?
Rispondiamo con la stringata definizione di Carlo Guido Mor: "un grosso dominio territoriale immunitario che tende a feudalizzarsi".


P. S. LEICHT, Breve storia del Friuli, Udine 1970.
G. C. MENIS, I confini del Patriarcato di Aquileia, "Trieste", 1964.
C. G. MOR, Il processo formativo del feudo patriarcale del Friuli, "Aquileia", 1968.
P. PASCHINI, Storia del Friuli, Udine 1954.

1910